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Archive for the ‘Politika’ Category

Via Milan Mladenović a Zagabria

October 26th, 2012 No comments

Da oggi a Zagabria ci sarà una via intitolata a Milan Mladenović il cantate degli EKV. Nessuno ha potuto porre il veto su un’iniziativa del genere malgrado i tentativi per farlo. Il fatto è significativo e non a caso ha avuto un certo rilievo sui media. Intitolare una via ad un cantante belgradese non è da tutti giorni là dove le politiche culturali per anni si sono impegnate a separare, distinguere, rimuovere, riscrivere. Per di più il cantate di un gruppo eretto a simbolo dalla generazione che condivideva un senso comune liberal e anti-conformista nel contesto jugoslavo, insofferente verso le derive identitarie che contaminavano ogni ambito della produzione culturale. Mladenovic era uno degli artisti che si sono esposti nel denunciare le spinte guerrafondaie. Nel ’91 parteciparono al concerto Yutel za Mir a Sarajevo.

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Gay Pride Belgrade

October 3rd, 2012 No comments

Prvu otvoreno gay pjesmu je napravio neki cigo jos ’74, u komunisticko doba. Posvecujem je svim onima sto se spremaju da nasilnicki prekinu gay pride u Beogradu 6-og oktobra.

“It’s no surprise that the punk movement to a certain degree, openly embraced gay discourse. At least in terms of fashion, style and cultural identity. More surprising is that traditional folk beat punk rock to it. In 1974 Muharem Serbezovski, one of the uncrowned kings of the Balkan Roma music, recorded a four-track 7” single featuring a traditional Indian track Ramu, Ramu or Ramo, Ramo with surprisingly direct lyrics. It’s probably the first officially released pro-gay song in Yugoslavia. The lyrics could hardly be interpreted as something other but a sad story of a lost love relationship between two men. Before you give Muharem a shot, let me just remind you that words like ‘drug’ and ‘drugar’, occurring in original lyrics of most of the songs featured here definitely refer to men, so the English translations, ‘friend’ and ‘mate’, don’t do them justice.” (from Bturn – music, culture and style of the new Balkans)

Categories: Politika, Pop-Kultura Tags:

Sul serbo-croato, sulle traduzioni e su altre cose ancora

July 22nd, 2012 3 comments

Nel corso degli anni mi è capitato di fare il traduttore, collaborando occasionalmente con delle agenzie. Si trattava per lo più di documenti di vario genere, manuali o lettere commerciali. Tornava utile per tappare i buchi o per tenersi occupati quando si è senza lavoro, anche se i soldi guadagnati erano sempre pochi. Era più stimolante quando lo facevo volontariamente come ad esempio per la trasmissione Ostavka! di Radio Onda d’Urto condotta da Michelangelo Severgnini tra 1999 e 2001 o facendo da interpretere ad Aleksandar Zograf  quando venne a presentare una sua raccolta di fumetti a Milano sempre in quegli anni. Alcune esperienze erano anche deprimenti come quando feci da interprete in un tribunale durante il processo per direttissima a due rom accusati di tentato furto. Furono condannati ad alcuni mesi di carcere senza aver rubato nulla. Sotto banco uno dei due mi fece passare un biglietto con il numero di telefono di qualche parente in Germania e una scheda telefonica. Al primo tentativo non gli riuscì perché una guardia se ne accorse, ma al secondo a udienza finita quando tutti si alzarono finalmente me lo passò. Telefonai subito dopo e mi sentì un po’ riscattato per aver collaborato con un processo che trovavo imbarazzante. Ultimamente, considerate le difficoltà economiche mi sono messo di nuovo a mandare i curriculum alle agenzie di traduzione e qualcuna ha risposto. Una di queste, per una sorta di selezione chiedeva un articolo sulle lingue e sul mestiere del traduttore, per essere ammessi al team dei collaboratori. Ho scritto sull’annosa questione che riguarda una lingua che tutti parlano nelle quattro delle sei repubbliche ex jugoslave, ma nessuno riconosce, cioè il serbo-croato.

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’77 italiano visto dalla ex-yu

September 12th, 2011 No comments

Arena – 1977

Un trafiletto uscito sulla rivista “Arena” in cui si fa il parallelo tra il ’68 e il ’77 italiano, facendo un breve sunto degli scontri in varie città. Il titolo è “La rabbia della gioventù italiana”.

L’ho trovato sul sito RetroZabavnik, sottititolato “arheologija (ne)popularne (ne)kulture.

Born in Yu

November 5th, 2010 No comments

Riporto qui la traduzione di due articoli su uno spettacolo teatrale del regista bosniaco Dino Mustafic intitolato “Rodjen u YU” (Nato in  YU), incentrato sull’identità culturale jugoslava, sulla sua sopravvivenza malgrado l’ostinato revisionismo di una certa parte politica e sulla necessità di scrutare nel passato senza nostalgia per capire quali sono le prospettive per il futuro dei paesi post-jugoslavi al di là dei muri eretti dalle destre nazionaliste.

Perché non possiamo ricordare Jugoslavia?

Jugoslavia si è disgregata come l’entità politica ma a livello culturale vive ancora. E’ una dimostrazione che l’uccisione dell’identità jugoslava era una perdita di tempo in realtà? Ecco cosa si è concluso durante un incontro tenutosi a Belgrado…

Il regista Zelimir Zilnik, l’attrice Mirjana Karanovic e gli scrittori Ante Tomic, Miljenko Jergovic i Muharem Bazdulj hanno discusso durante un incontro pubblico sul tema della “jugoslavità” al “Centro per la decontaminazione culturale” a Belgrado il 27 ottobre scorso.

L’occasione per questo incontro era lo spettacolo teatrale “Nati in YU” di Dino Mustafic, di recente tenutosi per la prima volta al Teatro drammaturgico jugoslavo. Il dettaglio dell’evento più citato dai media era quando fu intonato l’inno jugoslavo “Hej sloveni” al che uno degli spettatori si alzò in piedi seguito dal resto del pubblico per la sua durata. Una delle attrici dello spettacolo era Mirjana Karanovic ha dichiarato per Deutshe Welle: “Inizialmente ero molto scettica sull’idea di fare questo spettacolo, ma poi dalla foga per spiegare i miei motivi mi sono commossa. Ho chiamato il regista per dirgli che non volevo accettare la mia parte, ma ho capito che dovevo farlo per fare i conti una volta per tutte con il passato. Mi sono resa conto quanto non solo io, ma tutti quelli che hanno vissuto in quel paese, ne parlino così poco, mentre quel poco che si dice è parte di un ricordo sentimentale sui vecchi tempi. Dall’altra parte c’è una connotazione molto negativa sul significato della Jugoslavia come la prigione dei popoli. In questo contesto essere dei jugo-nostalgici è una brutta cosa, qualcosa di cui vergognarsi…Nel concetto della Jugoslavia si è infilato di tutto, dalla politica ai prodotti della cultura pop”.

Lo scrittore Ante Tomic ha detto che erano dei bei tempi, ma sono andati per sempre e ora bisogna pensare alle questioni più contemporane, più importanti. “Avevo molti dubbi su questo tema anche se almeno per me non erano di natura politica. Ho 40 anni e ho passato la metà della mia vita in quel paese, l’altra metà senza, cercando di viverlo in modo attuale. Mi sento come un emigrato, questo non è più il posto dove vivo e temo di diventare come tutti gli emigranti, noioso con le proprie storie sul passato, in questo caso sulla Jugoslavia. A parte questo, oggi viviamo delle nuove sfide, il mondo è diventato inquietante e penso che ci sono cose più pressanti. Quando parliamo di questo mondo inquietante in cui è assente la solidarietà, in cui i lavoratori si trattano come i cani, è comunque utile l’esperienza jugoslava perché il socialismo se non altro ci insegnava che la solidarietà e la comunanza sono dei valori. Infatti, quando penso all’indietro, credo che quei 50 anni dell’esistenza del paese erano dei tempi in qualche modo eroici. Oggi ci siamo “degradati”, perdiamo sia la solidarietà, sia i valori come quello della comunanza” ha detto Tomic.

Secondo Miljenko Jergovic, il fatto che si sospende il diritto di ricordare è terrificante. “Jugoslavia come entità politica è scomparsa. Ma quello che erano le basi della Jugoslavia, cioè lo spazio di un’identità culturale e le sue esperienze storiche continuano a vivere, continuano a funzionare. Nel senso culturale Jugoslavia non solo non si è mai disgregata, ma non può farlo. Che cosa è rimasto? E’ rimasto per ciascuno quello che anche prima gli apparteneva nel senso spirituale, morale e molto meno materiale” osserva Jergovic.

fonte: http://danas.net.hr/kultura/page/2010/10/29/0173006.html

[Segue l’intervista con Dino Mustafic]

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Articolo su Loop

October 17th, 2010 No comments

Segnalo l’articolo uscito sulla rivista Loop, la migliore se non l’unica rivista di movimento in circolazione ultimamente. A cura di uno dei due autori del documentario “La resistenza nascosta“, tratta più o meno gli stessi argomenti legati all ascena underground bosniaca e al ruolo politico e controculturale che ha avuto dalla fine della guerra in poi.

Articolo Loop

(clicca sull’immagine per ingrandire l’articolo oppure scarica l’intero numero di Loop)

Aktuelnost anti-fasizma u post-jugoslaviji

October 10th, 2010 No comments

Danas dok srpski fasisti i turbo-nacionalisti, a za njima masa naroda koja nije ni svijesna u ime cije ideologije marsiraju Beogradom, sam pomislijo koliko je antifasizam jos aktuelan na post-jugoslovenskim prostorima. Naravno sav tav bijes i reakcija nisu samo rezultat homofobije i preporodjenog tradicionalizma: nezadovoljstvo, totalno razocarenje u politiku, ekonomska kriza i kompleks zvan “euro-skepticizam” cine to da se ogroman broj mladih okrece prema novim oblicima nedeklarisanog fasizma koji se predstavlja kao mjesavina populizma i anti-politike  sa cesto kontradiktornim stavovima. Bez utijehe ali na svu srecu su se u zadnjih desetak godina  pojavili i anti-fasisticki kolektivi sirom post-Jugoslavije koji su na neki nacin dio onoga sto ostaje od “no global” pokreta i uopste te nove generacije disidentsktva koje prevazilazi stare kategorija marxizma i anarhizma. S time rado objavljujem clanak uzet sa sajta novosadske anti-fasisticke akcije, ciji je autor aktivista iz Mostara koji analizira kontekst u kome se mnoze oblici desnicarskog radikalizma, pocevsi od situacije u Bosni i Hercegovini. Ako uspijem naci volje i vremena, ovo cu prevesti na italijanski.

ANTIFA BiH PRUŽA OTPOR SVIM FAŠISTIMA!

Posted Sun, 26/09/2010 – 02:15

Fašisti iz mostarskog sokaka

Piše: Salmedin Mesihović

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Communist Rock

February 13th, 2010 No comments

Korni Grupa” una delle più prolifiche band prog-rock degli anni settanta, in sei anni della loro esistenza, dal ’69 al ’74, hanno combinato abilmente prog, jazz, pop e folk, alternando album di respiro internazionale con quelli più accettabili per un pubblico di massa,  a volte conditi di messaggi positivi, funzionali alla politica di allora, musicando anche un poema di Branco Copic sui primi anni della resistenza contro il nazismo. In questo video eseguono il vecchio canto partigiano “Budi se Istok i Zapad” (Si risvegliano l’est e l’ovest) in versione rock. Veramente cult.

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New Public Spaces

February 10th, 2010 No comments

Spy Rock

January 29th, 2010 No comments
Qualche giorno fa, un compaesano appassionato del lato oscuro della pop-culture, mi ha segnalato un articolo di dubbie fonti e veridicità, ma contenente molti frammenti di verità. Si parla di come la scena rock jugoslava fu asservita agli interessi dei servizi segreti jugoslavi per rafforzare l’adesione popolare al regime e per tutelare la sovvranità culturale di fronte alla “colonizzazione” proveniente dai paesi “occidentali”. L’articolo è stato pubblicato sul sito di Radio Sarajevo, mentre la fonte è un blog dal vago sapore satireggiante, tendente ad un umorismo demenziale, i cui autori rimangono avvolti dal mistero. Dunque l’articolo è la traduzione dell’intervista (o presunta tale) con un ex agente di SDB (servizi di sicurezza nazionale), che racconta di come ha condotto per ben due decenni un’operazione che vede coinvolti, a volte loro malgrado, i musicisti pop e rock più famosi della ex federazione socialista. Alcuni passaggi ed alcuni nomi risulteranno oscuri ai lettori, dato che l’articolo è stato fatto per un pubblico appartenente alla “jugosfera”, ma le situazioni e le atmosfere sono veramente divertenti in questa visione semi-ucronica di un paese che ha prodotto un’infinità di miti popolari, senza che si voglia per questo sottovalutare l’effettiva pervasività dei malfamati “udbasi” (ovvero degli agenti del SDB). Il regime di Tito si presenta come il regime più “pop” dei paesi socialisti, e molti degli artisti citati, se fossero nati in altri stati del blocco sovietico, invece di essere ingaggiati per comporre canzoni contenenti dei messaggi subliminali, forse sarebbero finiti a spaccare le pietre o a passare il resto della loro vita in un simpatico istituto psichiatrico.

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