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Archive for February, 2012

Nostalgia sovietica

February 16th, 2012 No comments

Ho trovato un bel articolo sull’Internazionale del 10 febbraio sulla nostalgia sovietica. Molti degli effetti psicologici dovuti a questo senso di perdita, in parte dovuti ai fattori molto concreti, in parte alla creazione di una mitologia su un’epoca d’oro di fronte alle incertezze del turbo-capitalismo, si riscontrano anche in altri paese ex socialisti. Forse sono più radicati nell’ex impero sovietico a causa della sua formidabile macchina di produzione dell’immaginario collettivista che è riuscito a relativizzare o rimuovere gli aspetti più brutali, oppressivi e corrotti di quel sistema. Al punto che il potere che gli è succeduto non ha potuto farne a meno, per questo Putin continua ad usare pezzi di quell’immaginario, con le parate militari, il ripristino dell’inno, con l’utilizzo di un’iconografia dalle origini inequivocabili. Per non parlare dei media: ci sono i canali satellitari che continuano a trasmettere i documentari e i film sovietici, escono le pubblicazioni ed enciclopedie sull’URSS, arrivando fino alla paccottiglia di largo consumo che vende di tutto di più. Ma il giornalista Vadim Nikitin, l’autore dell’articolo, fa una distinzione tra la nostalgia dall’alto, con i suoi secondi fini e la nostalgia dal basso, più autentica e non sempre decadente e lontana dalla realtà. Si azzarda l’ipotesi che questo effetto “nostalgija” potrebbe avere qualche effetto positivo e portare all’aspirazione ad una società più giusta, alle relazioni umane più solidali e alla tutela del bene comune. Ovvero ai valori che nella realtà o nel mito appartenevano ad un sistema che doveva rappresentare un’alternativa alla società dei consumi. Valori nei quali molti credevano fino all’ultimo malgrado il fallimento e la decadenza del socialismo reale, finito com’è finito, bisogna dirlo, non solo a causa dei fattori interni, ma anche a causa delle continue pressioni esterne. Molti dei passaggi di questo articolo potrebbero riferirsi anche alla post-Jugoslavia dove non mancano delle riflessioni su questo tema.

Nostalgia sovietica di Vadim Nikitin (Internazionale 10-16 febbraio 2012)

V.A. Post-punk sloveno

February 9th, 2012 No comments

In riferimento all’articolo scritto per Retrophobic ecco un’altra compilation questa volta sui gruppi post-punk sloveni. Contiene band stilisticamente molto diverse e magari appartenenti a sotto generi diversi, ma nati nell’ambito di un fenomeno in qualche misura “trasversale” come novi val, ovvero quella risposta jugoslava al punk che col senno di poi ha mostrato di avere diversi denominatori comuni nell’attitudine, nelle tematiche e nell’approccio. In questa raccolta Pankrti, 92, Berlinski Zid, Lacni Franz, Borghesia, Via Ofenziva, Laibach, Cao Picke, 300000 V.K.

V.A. Post-punk sloveno ’80

V.A. Novi Val (in seguito alla seconda puntata su Retrophobic)

February 7th, 2012 No comments

In seguito alla seconda puntata dello speciale dedicato al punk e alla new wave jugoslava di fine anni settanta inizio ottanta, scritta per Retrophobic webmagazine, ecco una breve compilation con i gruppi menzionati nell’articolo. Per chi è interessato all’argomento può avere un riferimento immediato per calarsi nell’atmosfera e nelle sonorità del periodo senza le lunghe ricerche. Tenterò di proporne una per ciascun articolo scritto. In questa compilation compaiono Prljavo Kazaliste, Azra, Haustor, Film, Paraf, Termiti, Mrtvi Kanal, Satan Panonski, Kud Idijoti.

V.A. Cro Novi Val ’80

Tolkien e le lingue slave

February 5th, 2012 1 comment

Non sarò l’unico che nei periodi difficili cerca sollievo nei mondi immaginari, forse non tanto come una fuga quanto come stimolo per una riflessione profonda sull’origine del potere e sul senso del male nel nostro mondo grazie agli archetipi e alle allegorie. Quindi non chiamerei pura evasione questa incursione nel mito per cercare delle risposte alle domande sempre attuali dalla notte dei tempi, anche se spesso le letture di questo tipo sono bollate come tali. Una delle storie  di questo genere a cui più sono affezionato è “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien. Malgrado l’estrazione culturale fortemente cattolica del famoso filologo e scrittore, la sua visione conservatrice e antimodernista, secondo la quale oggi saremmo al punto più basso della Caduta, ho sempre trovato affascinante la cosmogonia di Arda e le vicende della Terra di Mezzo. Si direbbe che le opere di Tolkien siano spesso liquidate sbrigativamente negli ambienti della sinistra radicale e libertaria ai quali mi sento vicino, ignorando o fraintendendo la profonda avversione dell’autore per la guerra e per l’avvento dell’Era delle Macchine, come lui la chiamava, attribuendogli delle non fondate affinità con la destra nazistoide che da decenni strumentalizza le sue opere. Naturalmente con qualche importante eccezione, come quella di Wu Ming 2. Ma non essendo questo il posto addatto per parlare di letteratura fantasy e di Tolkien, mi limito solo a riportare una curiosità nella quale mi sono imbattuto leggendo “La realtà in trasparenza“, una raccolta di lettere dello scrittore rivolte agli amici, figli, colleghi, lettori e critici. A pagina 196, nella lettera n.142, ammette di essere privo di talento per le lingue slave che in gioventù ha tentato di studiare, dicendo:

“Mi è dispiaciuto molto sentire che sei rimasto senza violoncello, dopo aver fatto tanti progressi (mi è stato detto) con quell’affascinante e difficile strumento. Chiunuque sappia suonare uno strumento a corde mi dà l’impressione di essere un mago degno di profondo rispetto. Io amo la musica, ma non ho alcuna attitudine per essa; e gli sforzi sprecati nel tentativo di insegnarmi il violino quand’ero giovane mi hanno lasciato solamente un sentimento di grande venerazione alla presenza dei violinisti. Le lingue slave per me appartengono quasi alla stessa categoria. Ho cominciato a studiare molte lingue ai suoi tempi, ma non sono assolutamente un poliglotta e tutto il tempo che ho trascorso una volta cercando di imparare il serbo ed il russo non mi ha dato alcun risultato pratico, solo una forte impressione della struttura e dell’estetica della parola. […]”

Non avrei mai detto che Tolkien, esperto dell’antico sassone, gaellico, islandese e finnico avesse studiato anche la mia lingua madre in un periodo della sua vita.

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