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BalkanRock – Puntata 23 – Gavrilo Princip

February 23rd, 2015 No comments

sarajevo-rewind-2014-1914-2.pngTorniamo a parlare di Sarajevo Rewind dopo quasi un anno, quando fu lanciata l’idea di una docu-fiction in occasione del centenario dell’attentato di Sarajevo, da realizzare in modo interamente autoprodotto con il crowd founding. Una storia che segue il viaggio dei due personaggi chiave, Francesco Ferdinando e Gavrilo Princip, le cui strade si incroceranno in quel fatale 28 giugno 1914. Un racconto “on the road” che ci riporta alla dimensione umana di coloro che vengono ricordati molto schematicamente come pedine della “causa-effetto” che scatenò la Prima guerra mondiale. Ma come sempre accade, dietro troveremo vicende intricate e storie personali complesse e contraddittorie che daranno nuove chiavi di lettura che vanno ben oltre gli schemi e il presunto nefasto destino balcanico. Il film è attualmente in fase di montaggio e la raccolta fondi continua. Ne abbiamo parlato con uno dei due registi: Eric Gobetti.

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BalkanRock – Puntata 4 – Cinema jugoslavo

March 31st, 2014 No comments

yu-film-collagePuntata dedicata al cinema jugoslavo. Uno sguardo parziale basato sulle visioni recenti. Si parla di alcuni filoni, tra cui Partizanski Film – tra testimonanza, ideologia e intrattenimento, Crni Talas – il cinema socialmente impegnato degli anni ’60 e ’70 e i film sulla guerra civile degli anni ’90. Ospiti della puntata Antonio e Federico dell’Occhio sul Cinema.

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Amore ed altri crimini

June 13th, 2013 No comments

Ljubav i drugi zločiniUn quartiere periferico di Belgrado un paio d’anni dopo il bombardamento del ’99. Regna ancora un clima di grigiore e di depressione anche se i grandi cambiamenti sono alle porte, purtroppo stanno per materializzarsi sotto forma di un enorme centro commerciale che sventrerà il territorio controllato da Milutin, un usuraio vecchio stampo. Un tipo di malavita che sta per soccombere di fronte alla voracità inarrestabile dei “pesci grandi” senza volto. Coloro che porteranno la “modernità” e l’oblio. Come vuole la consuetudine Milutin ha un’amante giovane e bella – ma giovane solo per lui. Lei, ormai trentenne inoltrata, con un fardello di frustrazioni. Causa: una vita passata nel quartiere arrangiandosi e trovando la sicurezza e protezione nel suo uomo. Per questo ha deciso di partire, di lasciarsi tutto alle spalle. Destinazione Russia, forse solo perché non ci vuole il visto per i serbi, o perché ha studiato russo, non importa, importante è andarsene, un mantra che ancora risuona in quel paese.

C’è un imprevisto però: il braccio destro di Milutin, il giovane ma non più giovanissimo Miroslav. Lui esegue gli ordini senza strafare, conosce le regole del gioco, è cresciuto per strada ma forse non è un criminale nato – voleva fare il prestigiatore. Osserva Anica dai tempi delle medie, è un ideale per lui, irraggiungibile come la sua finestra  di fronte alla sua dalla quale la spiava. Proprio ora che lei sta per partire lui trova il coraggio di dirglielo, di esprimersi goffamente e raccontare gli episodi per lui significativi in cui le loro strade si incrociarono senza che lei nemmeno si accorgesse di lui. Inizialmente è reticente, ma intimamente lusingata e man mano che la partenza si avvicina comincia a cedere. Si profila l’idea di una fuga insieme, questo già sarebbe troppo per Milutin, soprattutto se tutto è a spese sue. Nel frattempo lui è assorto, disperato e solo. Ha nostalgia dell’ex moglie. Ha una malattia brutta. Ha una figlia autistica che ogni tanto tenta il suicidio. Il mondo che conosceva sta scomparendo, il suo quartiere, il suo spazio vitale. Milutin è aberrato dalle sue preoccupazioni ma non è cieco e neanche scemo. Malgrado questo non è assettato di sangue e di vendetta, forse nemmeno lui era un criminale nato, ma voleva diventarlo a tutti i costi e lo ha fatto. Nel frattempo Anica fa il giro di saluti alle poche persone a cui ci tiene veramente: la nonna senile all’ospizio, l’amica del chiosco, anche lei segnata dalle insoddisfazioni, moglie di un malvivente.

Rubare ad un ladro non è  peccato. Forse è per questo che con una certa facilità sottraggono i contanti da una cassaforte di Milutin nel retrobottega del solarium (con un sarcofago che probabilmente serve più che altro a farsi venire qualche male incurabile). Miroslav fa conoscere sua madre ad Anica, un’ex cantante avanti con l’età talmente aggrappata ad un passato luminoso da sconfinare nella demenza. Per pietà o meglio perché il figlio li paga in bustine di coca la fanno cantare in un locale squallido e triste dove non c’è mai nessuno – copertura ancora per poco di chissà cosa. Prima di partire vuole passare da Milutin, il senso del dovere o senso di colpa? Lui gli fa capire che più o meno ha capito come stanno le cose. Gli dice che è come un figlio per lui. Si parla per allusioni e sembra tutto sottinteso. Nessun rancore. In Miroslav qualcosa si rompe, non vuole più partire. Lei è delusa, anche se fino a poche ore fa non lo prendeva nemmeno sul serio. Si svolge tutto nell’arco di una giornata ed è una giornata che sta per finire male.

Amore e altri criminiUn film dai colori spenti e dall’atmosfera claustrofobica, ambientato negli spazi angusti sovrastati dai palazzoni anonimi tardo-socialisti. Si parla poco e si comunica con gli sguardi. La sensazione è quella dell’attesa, e nell’attesa alcuni guardano volentieri al passato, il futuro è troppo incerto e torbido. Si inaugura una nuova stagione per il paese, quella che dovrebbe portarlo fuori da quegli anni  su cui si è focalizzato il cinema serbo quasi ossessivamente: la guerra, l’embargo, il tracollo economico. la depressione, infine l’aggressione NATO. Quella nuova stagione però verrà interrotta presto con l’omicidio del premier nel 2003. Ma non solo per questo. Conteneva troppe false promesse e ricette facili. La trama è ambientata se ho capito bene nel 2001. Sono rappresentate nel film diverse categorie attraverso la prospettiva ristretta di chi ha passato la vita in un quartiere: la fine di un tipo di malavita come dicevo all’inizio, i trentenni di allora smarriti in quanto la generazione di mezzo – cresciuti in un sistema, diventati adulti in un altro, i ragazzini dal grilletto facile, succubi dell’ignoranza più totale e dei modelli da “gansta rap” infine coloro che non accetto la nuova realtà aggrappati disperatamente al passato e lo sono molti pensionati che si sono sentiti privare di tutto con la scomparsa del loro mondo.

Amore ed altri crimini“, un film del 2008, regia di Stefan Arsenijević

La battaglia di Neretva di Pablo Picasso

January 9th, 2013 No comments

Il poster per il colossal bellico “La battaglia di Neretva” del 1969, diretto da Veljko Bulajic, fu disegnata da Pablo Picasso gratuitamente, soltanto in cambio di una cassa del miglior vino jugoslavo.

Battle of Neretva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cirkus Columbia

October 15th, 2011 No comments

Un altro film sulla guerra. “Che palle” diranno in molti. Parlando con la gente o curiosando sui forum, si nota che c’è una certa insofferenza verso i registi che affrontano  questo tema. Tra le diverse fasce di spettatori ci sono anche quelli che li reputano in malafede, oppure servili verso le scelte dei produttori che ritengono sia un tema richiesto da parte dei distributori esteri.  Questo nel sentire comune genera un disagio in cui ci si sente relegati all’oggetto di studio in quanto appartenenti ad una realtà in cui si consumò la pià attroce guerra sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale. Un fastidio in parte comprensibile ma spesso stimolato dalle questioni irrisolte del conflitto che ancora tormentano le coscienze delle persone. Certo ci sono stati diversi film con una visione parziale o non propriamente in grado di affrontare la questione nella sua complessità, indipendentemente dalle versioni “ufficiali”. Al di là di questo, credo che esista ancora la necessità di spiegare la disgregazione di quel paese, altrimenti non si potrà mai comprendere la realtà attuale, schiacciata da anni tra revisionismi e volgate neo-tradizionaliste da un lato, e filo-occidentalismo complessato dall’altro.

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Rani radovi di Z. Zilnik

September 20th, 2011 No comments

Tre giovani aspiranti rivoluzionari decidono di agire contro lo stato di cose presenti. Dopo una serie di discussioni, momenti di studio e addestramento per il conflitto urbano, partono alla scoperta del proprio paese. Cercano di capire come istruire  e coinvolgere le masse e quali sono le contraddizioni sulle quali far leva. Sulla strada incontrano innumerevoli difficoltà e si scontrano con le realtà in cui persiste ancora l’analfabetismo e l’ignoranza. La condizione dei lavoratori è spesso segnata dalla rassegnazione, mentre l’emancipazione femminile non è nemmeno all’orizzonte. Le campagne sono abbandonate a se stesse e come nell’ottocento l’alcool è ancora un’arma efficace per anestetizzare il sottoproletariato. Tuttavia l’ostacolo più difficile sta nella psiche dei protagonisti: come liberarsi dai retaggi culturali secolari se non millenari che ogni uno porta dentro di sè? Tra questi spiccano i codici comportamentali del patriarcato e l’unica consapevole di questo è la ragazza del gruppo che al contempo si pone come il leader carismatico capace più degli altri ad esprimere la propria radicalità delle posizioni. Questo innescherà dei dissidi che porteranno ad una drammatica reazione dai forti connotati ancestrali.

Questa sarebbe la trama di “Rani radovi” (Lavori giovanili o in inglese Early Works) di Zelimir Zilnik, famoso documentarista jugoslavo, ancora oggi attivo, appartenente a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 alla corrente cinematografica “Crni talas” (Onda nera), la più censurata nella storia del cinema jugoslavo. In questo film, uno dei pochi di Zilnik prima di dedicarsi definitivamente al documentario, emergono gli archetipi del ribellismo culturale sessantottino, rappresentandone le virtù e i limiti senza tabù, utilizzando un linguaggio surrealista e a tratti grottesco. La trama non è un racconto lineare e del tutto coerente ma in qualche modo frammentaria. In alcuni momenti si ricorre ai simbolismi quasi metafisici, in altri si viene catapultati nelle situazioni estremamente realistiche con le comparse evidentemente appartenenti alle classi sociali di cui si vuole parlare. Penso che si tratti di un esempio significativo del cinema critico di quegli anni, irriverente, sperimentale, collocato in una prospettiva di critica da sinistra del sistema socialista jugoslavo.

Tito i ja

February 19th, 2011 No comments

Belgrado anni ’50. Due famiglie appartenenti alla piccola broghesia decaduta a causa delle confische iniziate nel dopoguerra con il processo di statalizzazione, sono costrette a vivere costipate in un piccolo appartamento. Zoran, il figlio cicciotto di una ballerina e di un musicista, si isola da questo contesto difficile coltivando un culto personale per il maresciallo Tito con il sommo dispiacere di tutti i familiari, ostili al nuovo regime. Mentre i suoi genitori bisticciano con i parenti con cui sono costretti a convivere, Zoran vive la sua vita sentimentale scombussolata tra l’adorazione del grande capo e l’invaghimento per una compagna di scuola più grande di lui. Un bel giorno la maestra, completamente dedita all’indottrinamento, decide di far fare un tema a sorpresa dal titolo “perché voglio bene al compagno Tito”. Di solito scarso negli scritti, Zoran invece decide di scrivere una poesia di propria iniziativa, che risulterà essere un perfetto esempio di propaganda titoista volta a rafforzare il culto del leader, lasciando a bocca aperta la maestra che decide di farlo partecipare ad un concorso. La cosa scioccante per la famiglia sarà il fatto che alla fine della poesia il bambino dichiara di voler più bene a Tito che ai propri genitori. Il premio del concorso per i “pionieri” bravi nella scrittura sarà la gita alla città natale del maresciallo Kumrovec, accompagnati da un educatore invasato e autoritario, fin da subito scettico verso il bambino “diverso” figlio di due “artisti”. Così comincia il viaggio iniziatico di Zoran in cui dovrà uscire dal sui mondo immaginario e confrontarsi con i coetanei, con le difficoltà e con il proprio essere “diverso”.

Bella la prima parte del film in cui si descrivono le condizioni sociali dell’epoca e l’emarginazione di chi non trovava un proprio posto o non era funzionale al nuovo regime, che malgrado la rettorica, soffre di tutti i vizi tipicamente borghesi: cene di gala per le elité politiche, spettacoli e balletti esclusivi, battute di caccia con il maresciallo, visite in pompa magna dei re e dei dittatori con enormi sprechi di risorse pubbliche. Tutto funziona fino alla partenza verso Kumrovec quando il film comincia a rallentare tra le varie gag e gaffe del piccolo protagonista e dell’educatore interpretato da Lazar Ristovski. La marcia a piedi da Zagabria verso il villaggio di Tito, le nottate in tenda, Zoran che si perde nel bosco,  l’amica brutta che gli fa filo, quella di cui era infatuato se la fa con il ragazzo più grande del gruppo deludendolo, il disastro nel castello di Kumrovec dove l’educatore si finge un fantasma provocando il panico durante il quale vengono distrutte alcune armature molto antiche. Il tutto all’ombra dei commissari del partito che seguono l’andamento della gita visto l’obiettivo “sensibile”. Alla fine, dopo innumerevoli intoppi, ritardi e figuracce viene il momento della visita alla casa natale di Tito, dove qualcuno degli studenti dovrebbe leggere  il tema con il quale è stato candidato. Nella confusione, i commissari del partito presenti scelgono a casaccio Zoran che invece di leggere la sua poesia fa un discorso improvvisato dove fa una confessione al maresciallo in cui dice che non era vero che gli voleva bene più che a mamma e papà, e che prima di lui vengono anche gli zii, i compagni di scuola, Tarzan, persino il matto del quartiere che stava tutto il giorno sotto casa sua ad aspettare non si sa cosa. Tutto torna a posto, i compagno di scuola sono entusiasti, mentre l’educatore cade in depressione per il fallimento della visita e la figura finale. Questo lo induce addirittura a suicidarsi. Malgrado questo Zoran viene invitato dal maresciallo, insieme ad altri “pionieri” alla sua festa di compleanno, dalla quale però si defila imboscandosi nella sala di ricevimento deserta, ormai disinteressato della figura mitologica del maresciallo, preferisce dedicarsi ai dolci invece di sentire i convenevoli della festa.

Si tratta di una commedia “amara” tipica del cinema jugoslavo con l’intento di criticare il culto della personalità, in questo caso di Josip Broz. La sceneggiatura è bella ma la regia non sembra riuscitissima. Ci sono alcuni ottimi interpreti come Lazar Ristovski, Miki Manojlovic, Anica Dobra, Bogdan Diklic e Olivera Markovic, in particolare i primi due conosceranno un certo successo internazionale grazie all’indimenticabile tandem nell’Underground di Kusturica.

Il film l’ho visto in streaming su YugoFilmovi (pessima qualità video)

Valter brani Sarajevo

January 16th, 2011 No comments

Zadnji ex-yu film koji sam gledao je “Valter brani Sarajevo” iz 1972 od Hajrudina Krvavca. Manje dramatican i epski nastrojen od klasicnih partizanskih filmova, ima vise karakteristika akcijonog filma. Pocinje sa spijunazom i kontra-spijunazom, gdje lik koji vazi za jednog od boljih nacistickih agenata dobija misiju da se infiltrira u pokret otopra da bi pripremijo zamku za neuhvatljivog vodju sarajevacke gerile Valtera. Naravno identitet Valtera je strogo tajan i bez obzira na siroku mrezu saradnika, logisticke podrske i mladih dobrovoljaca skoro niko ne zna ko je on. Pokusavajuci da to iskoriste na svoju ruku, nacisti sa svojim agentom osnivaju paralelnu celiju stavljajuci na celo laznog vodju. Sa kontraproduktivnim akcijama pitanje je vremena kada se pravi Valter da izadje na vidjelo. Cilj svega toga je da se salomi otpor u Sarajevu kako bi se bez problema sprovela operacija Laufer ciji je cilj transport goriva iz izgubljenih teritorija Rajha u Njemacku pred sam kraj rata.

Ovaj film a kasnije i serija, su se proslavili u Kini gdje su imali veliku popularnost, toliku da je Bata Zivojinovic vise puta bio pozivan kao gost. Govori se i o tome da su kinezi napravili Valter Pivo, ma da neko drugi tvrdi da je postojao samo projekat za to ali da pivo nikad nije bilo komercijalizovano. Isto tako je famozan album Das Ist Walter od Zabranjenog Pusanja koji se odnosi na ovaj film, narocito sa pjesmom “Necu da budem svabo“.

Yugo diventa un documentario

December 22nd, 2010 No comments

22 dicembre 2010 è stato presentato il documentario “Yugo – una breve autobiografia” della regista Mina Djukic, frutto di una cooproduzione tra il Museo della Storia Jugoslava e la casa cinematografica “Kiselo dete”.

Il mediametraggio fa luce sul “fenomeno legato all’automobile Yugo, il simpatico emarginato dalle modeste capacità ma dalle grandi ambizioni” come si dice nella presentazione del film.

Il documentario segue la storia di Yugo nel periodo dal 1980 al 2008 attraverso le parole degli operai di Zastava, gli archivi storici e fa emergere le rappresentazioni simboliche legate a questo automobile. (fonte Pop Books)

Come è fallito il rock and roll

December 10th, 2010 No comments

Kako je propao rock’n’roll” (Come è morto il rock’n’roll), film del 1989 composto da tre mediametraggi a firma di tre registi diversi. I denominatori comuni sono la musica e le culture giovanili di quel periodo. Una risposta, forse non del tutto riuscita, al crescente fenomeno del turbo-folk che alle porte degli anni novanta stava diventando predominante nel mainstream. I tre eposodi contengono elementi tipici del teenager-movie, della commedia demenziale e del musical. Il collante tra i tre episodi è la comparsa di Koja, detto il “Dente verde“, leader del gruppo Disciplina Kicme, con i jingle da cinema underground accompagnati dai brani caratterizzati da un crossover che mischia punk, funk e rap.

Il primo episodio narra la storia di Koma, interpretato da Srdjan Todorivic, già membro di alcuni gruppi famosi negli anni ’80 come EKV. Il figlio ribelle di un magnante dell’industria discografica alla scoperta dei cantanti folk, un giorno decide di fare uno scherzo al padre per dimostrargli che può fare di meglio, insofferente alle continue critiche, in un campo che gli è completamente estraneo, cioè quello della musica folk. Alla base di tutto c’è una scommessa, nel caso la perda il padre, deve tuffarsi in una fontana e gridare a squarciagola che odia i “narodnjaci” cioè i cantanti folk che lui stesso produce. Una sorta di Rock and roll Swindle in salsa folk.

Il secondo è una storiella d’amore che nasce durante un party in maschera per la festa di Capo d’Anno. I protagonisti sono Darko, il solito belloccio dall’alone tenebroso travestito da vampiro e Barbara, biondina “acqua e sapone”, apparentemente timida e riservata. L’unica cosa interessante di questo episodio sono i poster e i dischi sparsi per la casa di Darko, che vive da solo con i genitori intenti a fare carriera in Svizzera. Infatti si vedono i vari cult d’orrore degli anni ottanta come “Ammazzavampiri”, “Alien”, “Scanners” ecc. o i poster dei Sex Pistols, Nick Cave&Bad Seeds, Iggy Pop.

Il terzo episodio ruota intorno ad un equivoco tra Djura e Eva, affiatata ma spesso litigiosa coppia che non di rado si prende a scazzotate. Lui cantante di un gruppo rock, lei sarta con aspirazione di lavorare nella moda. Vivono in un modesto appartemento perennemente in disordine. Un giorno dopo aver ricevuto una lettera anonima sotto la porta, Djura va su tutte le furie pensando ad un corteggiatore segreto. Scoppia così una guerra tra i due per chi fa ingelosire di più il proprio partner. Tuttavia si scopre, tra qualche gag demenziale e delle schitarrate dei “Tragaci” la band di Djura, che le lettere erano indirizzate  a lui e non a lei, mentre il mittente era il gentile vicino di casa rivelatosi omosessuale. Con una macchinazione il vicino si offre di aiutare Djura per riallacciare i rapporti con la moglie per tentare un’approccio. Questo è l’episodio più divertente ma dal vago sapore omofobo.

“Kako je propao rock and roll” non è un gran film, anzi sembra quasi un mezzo fallimento, ma è rappresentativo di un anno all’insegna dell’indecisione per tutto ciò che concerne l’ex Yugoslavia – il 1989. Fatto evidentemente con pochi mezzi in mezzo ad una crisi galoppante, senza sapere bene dove volesse andare a parare, se non con qualche intento di rivendicare l’orgoglio di una generazione rockettara, costretta negli anni successivi alla nicchia. Le musiche sono scritte dai membri di tre note band jugoslave di cui ho già parlato: Elektricni Orgazam, Idoli e Disciplina Kicme. Il film vede la persenza di ottimi attori come Bata Zivojinovic, Anica Dobra, Dragan Bjelogrlic, Branko Djuric, ma l’interpretazione non è mai tanto brillante, se non a tratti. Malgrado tutto è un cult che suscita molte nostalgie tra i 30enni di oggi. Con il senno di poi è stato interessante vederlo. Il film si può trovare qui, mentre i sottotitoli qui.