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Archive for the ‘Pop-Kultura’ Category

Politika Ekspres sul punk nel 1977

May 11th, 2016 1 comment

punk rockeri 77 intro yugopapir

[Probabilmente uno dei primi articoli sul fenomeno punk apparsi sulla stampa jugoslava non specializzata nel luglio del 1977. Tra ironico e sprezzante, con qualche vaga critica “da sinistra”.]

E’ il momento che i nostri lettori facciano conoscenza con questo nuovo genere musicale: Chi sono e cosa vogliono i punk? (1977)

I loro idoli, comprensibilmente, non possono essere le superstar come Geroge Harrison o Mick Jagger, i cui capelli lunghi non possono coprire il fatto che vanno in giro con le limousine e discutono con i propri commercialisti come pagare meno tasse.
Dopo i beatnik, i hippies e altri, la controcultura è rappresentata dai punk-rockers…La propria identità la esprimono con scherzi e abbigliamento bizzarri…Il loro inno è “Siamo una generazione vuota…”

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BalkanRock – Puntata 18 – Turbofolk

October 31st, 2014 No comments

turbofolk.jpgUna puntata dedicata al fenomeno “turbo-folk”, qualcosa di più di un genere musicale negli anni ottanta, come un’evoluzione o un’involuzione, a seconda dei punti di vista del pop-folk jugoslavo, ma soprattutto serbo. Criticato da molti come espressione del degrado culturale seguito alla dissoluzione dei valori etici durante la guerra civile, ma anche come industria di intrattenimento dai legami inestricabili con la criminalità organizzata e la nuova elité di profittatori bellici. Oggi in parte “normalizzato” e occidentalizzato conquista ancora le masse dei giovani di tutte le repubbliche ex jugoslave, suscitando interesse anche all’estero come genere talmente kitsch da risultare divertente. Ne abbiamo parlato con Erik Gobetti, storico contemporaneo dei Balcani Sud Occidentali, conoscitore e a suo modo estimatore di questo genere.

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BalkanRock – Puntata 0 su MyRadio

February 24th, 2014 1 comment

balkanrock_zastava.jpgIl primo appuntamento con BalkanRock su MyRadio, una trasmissione dedicata alla cultura popolare e alla musica dell’ex Jugoslavia. In questa puntata vengono introdotti i temi che verranno trattati e come nasce l’idea di farla, oltre a dare un assaggio del repertorio musicale. Come si intuisce dal nome partira dal rock, punk e new wave, passando per i vari generi di nicchia, arrivando a volte ai fenomeni di massa all’insegna del kitsch e del folklore. L’argomento chiave di questa puntata è “jugonostalgija”: tra mito, memoria e legami culturali che persistono tra le popolazioni divise dalla guerra civile.

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C’era una volta

May 13th, 2013 No comments

Živi životDopo la mostra “Jugoslavia, dall’inizio alla fine“, tenutasi al MIJ (Muzej Istorije Jugoslavije) all’inizio dell’anno, si terrà un’altra manifestazione a Belgrado per ricordare il paese scomparso. Se la prima era più di carattere storico, pur addentrandosi negli aspetti socio-culturali, economici o politici meno conosciuti, la seconda è decisamente dedicata alla cultura pop e all’antropologia urbana, con una serie di rituali, usanze, stili, gusti e percezioni, di cui molti sopravvivono ancora al di là dell’adesione o meno a quella cosa vaga e un po’ confusa chiamata “jugonostalgija”. La mostra è intitolata “Živeo život – la mostra sulla bella vita“, dal detto “živi život svoj” (vive la vita sua) per indicare qualcuno che vive in santa pace nel modesto decoro, non arreca disturbo ad alcuno e si ritiene soddisfatto di ciò che ha”, riferendosi allo jugoslavo medio, o almeno a quello che oggi percepiamo come tale, esponente delle nuove classi medie, uscite negli anni ’70 dal pauperismo del dopo guerra, avvicinandosi agli standard del benessere europeo. Questo oggi è oggetto di una forte mitologia, condivisa non solo tra i pensionati ex iscritti al partito unico.

Questo “jugoslavo medio” è diventato molte cose successivamente, si è scisso in diversi rami evolutivi, ma soprattutto involutivi. Alcuni si sono vampirizzati abbracciando il fucile in una mano e la croce nell’altra abbandonando le modeste aspirazioni per lasciarsi agli appetiti insaziabili sputando rancorosi nel piatto dal quale mangiavano fino al giorno prima. Altri sono tornati al punto di partenza – nelle baracche, a fare dei lavori che non si sognavano nemmeno, con la dignità lesa, e il rancore ancora una volta, indirizzato quasi sempre al destinatario sbagliato. Poi ci sono mille sfumature di questa metamorfosi, ma è un’altra storia. Quello di cui si occupa la mostra in questione sono aspetti positivi, innocui o se non altro curiosi e talvolta strambi nella ex-YU, quelli di cui ho scritto molte volte su questo blog. Una parte della mostra che mi pare particolarmente interessante è quella dedicata ai sensi, all’odore in particolare. Tutti noi memorizziamo gli odori dell’infanzia. Quelli buoni della casa della nonna o quelli cattivi del dentista o dei bagni della scuola. Quali erano gli odori che caratterizzavano le case di quell’epoca? Uno, che io ricordo molto bene, viene citato nella presentazione della mostra:

“nell’ambito della mostra, una delle aree tematiche sarà dedicata agli odori, ai sapori, al tatto e ai suoni. Uno degli odori più comuni era quello del latte bruciato. Quando il latte ha iniziato a trasbordare dai pentolini sulle nuove cucine elettriche, il nemico numero uno delle casalinghe jugoslave diventò quella puzza di latte bruciato. Si diffondeva, incontenibile, in tutto l’appartamento, mettendo in discussione la titanica lotta per rendere la casa sempre profumata, con l’ausilio del “radion blu” (*un famoso detersivo). “Attento al latte!”, era diventato il grido mattutino più comune nelle case delle famiglie jugoslave medie. Il latte andava sorvegliato attentamente mentre stava per bollire, ma anche in quel caso talvolta si bruciava uscendo dal pentolino.”

Ai tempi non era ancora diffusissimo il latte pastorizzato in tetrapack, figuriamoci quello scremato, parzialmente scremato e così via. In pratica era il latte crudo come quello che oggi si vende nei distributori automatici delle aziende agricole. Si vendeva nei sacchetti di plastica da un litro e andava portato ad ebollizione prima di essere consumato. Naturalmente raggiunti i 100°C il latte iniziava schiumare, aumentando di volume e uscendo dalla pentola, appiccicandosi sulla piastra elettrica. Costava decisamente meno di quello pronto all’uso in tetrapack .
La mostra verrà inaugurata il 4 giugno al vecchio centro commerciale “Beograd” in Knez Mihajlova a Belgrado.
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Gay Pride Belgrade

October 3rd, 2012 No comments

Prvu otvoreno gay pjesmu je napravio neki cigo jos ’74, u komunisticko doba. Posvecujem je svim onima sto se spremaju da nasilnicki prekinu gay pride u Beogradu 6-og oktobra.

“It’s no surprise that the punk movement to a certain degree, openly embraced gay discourse. At least in terms of fashion, style and cultural identity. More surprising is that traditional folk beat punk rock to it. In 1974 Muharem Serbezovski, one of the uncrowned kings of the Balkan Roma music, recorded a four-track 7” single featuring a traditional Indian track Ramu, Ramu or Ramo, Ramo with surprisingly direct lyrics. It’s probably the first officially released pro-gay song in Yugoslavia. The lyrics could hardly be interpreted as something other but a sad story of a lost love relationship between two men. Before you give Muharem a shot, let me just remind you that words like ‘drug’ and ‘drugar’, occurring in original lyrics of most of the songs featured here definitely refer to men, so the English translations, ‘friend’ and ‘mate’, don’t do them justice.” (from Bturn – music, culture and style of the new Balkans)

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Jugoslavia per i ripetenti

May 9th, 2012 No comments

Un divertente libretto sulla cultura pop nella ex Jugslavia, dal piglio leggero ma in grado di dire molte più cose di quelle che all’apparenza si prefigge di fare. Come dice nell’introduzione la nota scrittrice croata Dubrava Ugresic, si tratta del museo personale dell’autore ma anche di un racconto mitologico alla Monty Python in cui narra la visione del mondo del jugoslavo medio. Un’accozzaglia ben assortita di usi, costumi, cucina, televisione, mentalità, giochi, musica, politica, cinema, di aneddoti parzialmente veri o quasi falsi, personaggi famosi e misconosciuti, eventi salienti per la costruzione dell’identità culturale di un paese che non esiste più, ma di cui esistono ancora i cittadini, nascosti tra le masse dei statarelli sorti dalla dissoluzione, oppure migrati chissà dove. Eppure anche coloro che hanno rinunciato alle proprie biografie, si sono dissociati da se stessi abbracciando revisionismi storici e vecchi culti ogni tanto soffrono ancora da sindrome dell’arto fantasma, sentendo il prurito quando meno se l’aspettano e con un po’ vergogna devono constatare che quell’arto non c’è più. Ne esce fuori una guida jugonostalgica sufficentemente disincantata e autoironica da poterci far sorgere contemporaneamente due domande: “quanto eravamo coglioni” prima e “quanto abbiamo perduto” dopo. Purtroppo è un testo quasi intraducibile, pienamente comprensibile solo a chi ha vissuto quell’esperienza ed è nato prima della metà degli anni Settanta, nonché per quelle eccezioni che per qualche incomprensibile motivo hanno deciso di studiare e approffondire minuziosamente un mondo sommerso. Ecco la traduzione della “genesi” che ovviamente non rende come nell’originale, ma tanto per dare l’idea dell’approccio.

Jugoslavia per i ripetenti” di Dejan Novacic

  • All’inizio vi fu la terra buia ed informe. E Tito disse: “che sia la luce”. E la luce fu.
  • Allora Tito divise la luce dal buio e chiamò i “nostri” la luce e i “loro” il buio.
  • E parlò di nuovo Tito: “che sia la Stella a Cinque Punte”. E la Stella fu. La mise Tito nell’alto dei cieli ad illuminare la terra con la luce celeste.
  • E poi Tito disse: “che brulichino i partigiani nei boschi in tutte le loro specie”. E i partigiani camminarono per i boschi celebrando il nome di Tito e vide lui che questo fu un bene.
  • Disse Tito ai partigiani: “si faccia per noi il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale su nostra sommiglianza, proprio così come siamo noi, che sarà la guida di tutto il paese e di tutti gli animali che vi camminano.
  • Creò così il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e guarda, fu un gran bene. Si rallegrarono assai tutti i partigiani mentre Tito benediva il giorno in cui creò il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e lo fece santo. Si fece sera e al mattino vi fu Il Giorno della Repubblica.
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Nostalgia sovietica

February 16th, 2012 No comments

Ho trovato un bel articolo sull’Internazionale del 10 febbraio sulla nostalgia sovietica. Molti degli effetti psicologici dovuti a questo senso di perdita, in parte dovuti ai fattori molto concreti, in parte alla creazione di una mitologia su un’epoca d’oro di fronte alle incertezze del turbo-capitalismo, si riscontrano anche in altri paese ex socialisti. Forse sono più radicati nell’ex impero sovietico a causa della sua formidabile macchina di produzione dell’immaginario collettivista che è riuscito a relativizzare o rimuovere gli aspetti più brutali, oppressivi e corrotti di quel sistema. Al punto che il potere che gli è succeduto non ha potuto farne a meno, per questo Putin continua ad usare pezzi di quell’immaginario, con le parate militari, il ripristino dell’inno, con l’utilizzo di un’iconografia dalle origini inequivocabili. Per non parlare dei media: ci sono i canali satellitari che continuano a trasmettere i documentari e i film sovietici, escono le pubblicazioni ed enciclopedie sull’URSS, arrivando fino alla paccottiglia di largo consumo che vende di tutto di più. Ma il giornalista Vadim Nikitin, l’autore dell’articolo, fa una distinzione tra la nostalgia dall’alto, con i suoi secondi fini e la nostalgia dal basso, più autentica e non sempre decadente e lontana dalla realtà. Si azzarda l’ipotesi che questo effetto “nostalgija” potrebbe avere qualche effetto positivo e portare all’aspirazione ad una società più giusta, alle relazioni umane più solidali e alla tutela del bene comune. Ovvero ai valori che nella realtà o nel mito appartenevano ad un sistema che doveva rappresentare un’alternativa alla società dei consumi. Valori nei quali molti credevano fino all’ultimo malgrado il fallimento e la decadenza del socialismo reale, finito com’è finito, bisogna dirlo, non solo a causa dei fattori interni, ma anche a causa delle continue pressioni esterne. Molti dei passaggi di questo articolo potrebbero riferirsi anche alla post-Jugoslavia dove non mancano delle riflessioni su questo tema.

Nostalgia sovietica di Vadim Nikitin (Internazionale 10-16 febbraio 2012)

L’ultima gioventù jugoslava

January 11th, 2012 No comments

Segnalo questa promettente mostra che si tiene a Belgrado proprio in questi giorni e che purtroppo non avrò modo di vedere. Quindi spero che ci saranno delle testimonianze video o fotografiche da consultare in rete…

Tradotto dal sito del Museo della Storia Jugoslava

L’ultima gioventù jugoslava 1977-1984
Museo della storia jugoslava dal 17/12/2011 al 15/01/2012
post punk/fanzines/fumetto underground/video installazioni/performance/DIY/foto

La mostra “L’ultima gioventù jugoslava” si occupa di produzione e diffusione della cultura pop alternativa nella SFRJ tra la fine degli anni settanta e inizio degli anni ottanta. I giovani autori, incoraggiati dalle libertà conquistate dal movimenti punk, introducono nuove forme di espressione e dell’agire culturale. La nuova scena musicale è seguita dalle fanzine, dalla stampa giovanile, ma anche dai media ufficiali come Radio Televisione Belgrado. Intorno a questa scena sorge una nuova socialità che si intreccia con l’organizzazione dei concerti, feste, azioni artistiche spontanee, dibattiti…”Fallo da solo” è un principio che cancella le differenze tra i protagonisti e il pubblico – attraverso l’improvvisazione e sperimentazione cresce la produzione di flyer, poster, cassette audio, fumetti, fotografie, fanzine e riviste.
“L’ultima gioventù jugoslava” si occupa di quella corrente che poi sarebbe stata denominata “novi talas“. La mostra si focalizza sul periodo precedente al quale le band più emblematiche facessero contratti discografici e diventassero mainstream.
In questo periodo lo spazio culturale jugoslavo comincia a frammentarsi, sia la sfera culturale ufficiale che quella dissidente comincia a distinguersi tra quella serba, croata, slovena ecc. Tuttavia l’opinione pubblica giovanile per un certo periodo rimane fuori da questo processo mentre i movimenti subculturali citati non sono ancora segnati dal fattore nazionale. “L’ultima gioventù jugoslava” è un nome per l’ultima ondata di innovazione nello spazio culturale jugoslavo nella sua integrità che collegava la cultura d’elite e la cultural popolare, lasciando una forte influenza sulle generazioni cresciute nel tardo socialismo. Il fatto che la mostra sia focalizzata su Belgrado è stata una scelta dovuta ai motivi pratici, considerando che la quantità dei materiali disponibili è tale che nemmeno la scena belgradese potesse essere rappresentata in maniera adeguata. Dunque questo punto di vista degli autori sul episodio belgradese dell’Ultima gioventù jugoslava si propone di continuare la ricerca auspicando delle collaborazioni con altri centri del territorio ex jugoslavo.
Nella mostra è stato utilizzato il materiale d’archivio TVB-RTS con gli spezzoni delle trasmissioni d’epoca, e a parte la collezione del MIJ è esposto il materiale delle collezioni private.

La mostra “L’ultima gioventù  jugoslava”  sarà aperta fino al 15 gennaio 2012, ogni giorno, a parte lunedì, dalle 10 alle 16.

Autori: Marina Martic e Stevan Vukovic
Design: Monika Lang e Andrea Miric
Produzione: MIJ, Amademica, SKC

Yugo diventa un documentario

December 22nd, 2010 No comments

22 dicembre 2010 è stato presentato il documentario “Yugo – una breve autobiografia” della regista Mina Djukic, frutto di una cooproduzione tra il Museo della Storia Jugoslava e la casa cinematografica “Kiselo dete”.

Il mediametraggio fa luce sul “fenomeno legato all’automobile Yugo, il simpatico emarginato dalle modeste capacità ma dalle grandi ambizioni” come si dice nella presentazione del film.

Il documentario segue la storia di Yugo nel periodo dal 1980 al 2008 attraverso le parole degli operai di Zastava, gli archivi storici e fa emergere le rappresentazioni simboliche legate a questo automobile. (fonte Pop Books)

Il mio papà è un metallaro

November 18th, 2010 No comments

Metalac è la forma gergale in serbo-croato per dire “metallaro”, cioè colui che ascolta la musica heavy metal, ma prima dell’invenzione di questo genere musicale, cioè fino ai primi anni ottanta, metalac voleva dire metalmeccanico. Oggi questa confusione terminologica, come in diversi altri casi, suscita una certa ilarità, così ho trovato in giro per la rete la copertina di questo disco. Tra le tante manifestazioni lavoriste c’era anche quella dedicata ai “metallari”, in seguito alla quale uscì un disco che celebra questa categoria dei lavoratori e sulla copertina, tradotto letteralmente c’è scritto: “Il giorno dei metallari jugoslavi” – “L’inno dei metallari” “Il mio papà è un metallaro” – Zagabria 10 ottobre 1977. Considerando anche la grafica real-socialista, nell’insieme la cosa fa un certo effetto, soprattutto ai metallari, quelli che intendiamo oggi.