BalkanRock – Puntata 1 – Josip Broz Tito

March 3rd, 2014 Comments off

titoPodcastIl tema della puntata è la controversa figura di Josip Broz Tito, personaggio chiave della seconda Jugoslavia. Leader indiscusso per trentacinque anni, la spina nel fianco dei sovietici nel primo dopoguerra, corteggiato dall’occidente e osannato dai Non-Allineati, tanto amato in patria prima della guerra civile quanto odiato dopo. Oggi una vera e propria icona-pop. Uno tra i più atipici dittatori socialisti; godeva di un ampio consenso e malgrado tutto, storicamente, gli vanno riconosciuti alcuni meriti: il tentativo di creare un’alternativa tra i due blocchi, la modernizzazione di un paese devastato dalla guerra, la creazione di un progetto politico federalista che rivendicava il multiculturalismo come un valore intrinseco del socialismo sintetizzato nello slogan “Unità e Fratellanza”.Tra leggende e fatti storici si accenna ad alcuni aspetti legati alla sua vita rimasti avvolti dal mistero.

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BalkanRock – Puntata 0 su MyRadio

February 24th, 2014 Comments off

balkanrock_zastava.jpgIl primo appuntamento con BalkanRock su MyRadio, una trasmissione dedicata alla cultura popolare e alla musica dell’ex Jugoslavia. In questa puntata vengono introdotti i temi che verranno trattati e come nasce l’idea di farla, oltre a dare un assaggio del repertorio musicale. Come si intuisce dal nome partira dal rock, punk e new wave, passando per i vari generi di nicchia, arrivando a volte ai fenomeni di massa all’insegna del kitsch e del folklore. L’argomento chiave di questa puntata è “jugonostalgija”: tra mito, memoria e legami culturali che persistono tra le popolazioni divise dalla guerra civile.

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Balkan Rock – radio spot

February 14th, 2014 Comments off

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Balkan Rock diventa trasmissione

February 8th, 2014 Comments off

Radio_noisyBalkanRock e’ una trasmissione radio che vi aprirà delle finestre sulla cultura pop di quello che oggi in modo asettico chiamano “Balcani Occidentali e che una volta si chiava Repubblica Federativa Socialista Jugoslavia. Un progetto politico imperfetto, incompiuto e discutibile sotto molti aspetti, ma non paragonabile all’attuale scenario dominato dalla frammentazione e dalla miopia. Un paese che non era il paradiso socialista come amano credere i nostalgici più cocciuti, ma che ha saputo produrre una straordinaria scena musicale negli anni ’70 e ’80 e un grande cinema le cui pietre miliari sono conosciute solo in minima parte, se non dagli specialisti. Sotto la cappa pesante degli aspetti disciplinari di un paese real-socialista, fermentavano movimenti subculturali che finiranno per influenzare l’apparato politico stesso ma non abbastanza da frenare l’avanzata dei nazionalismi vampirizzati.
Ma noi non ci occuperemo tanto dei grandi temi socio-politici se non in piccole dosi. Preferiamo riportare gli aspetti più interessanti, curiosi o esilaranti della cultura popolare di quel paese, di ieri e di oggi. Così variegati perché nati dall’eterogeneità, dall’interazione tra quelle popolazioni che hanno assunto caratteristiche culturali molto diverse tra loro, grazie anche alle influenze arrivate dal lontano. Un mix di Oriente, Mittel-Europa e Mediterraneo.
Come si vestivano, cosa ascoltavano, dove uscivano i giovani jugoslavi? E’ oggi che fanno, con tutti questi confini? Quali erano le usanze, i luoghi di culto (nel senso laico del termine) e i gusti? Mentre, cosa è rimasto oggi di tutto ciò? Come viveva la gente comune e che film esteri guardava? Quali erano i divi più apprezzati e i paesi più amati? E oggi, gli sguardi dove sono rivolti? Quali erano le mete preferite della gente che viaggiava e quali sono oggi? Proveremo a rispondere a questo genere di domande, creando un puzzle dalla colonna sonora principalmente “rockeggiante” ma con insolite deviazioni che potranno sorprendervi o farvi sorridere.

La trasmissione pilota verrà trasmessa in differita su MyRadio di Torino domenica 24 febbraio alle ore 18.00. In seguito sarà trasmessa in diretta negli stessi orari con la possibilità di interagire attraverso i social network

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Balkanrock al Polski Kot – Torino

January 22nd, 2014 Comments off

Balkanrock al Polski Kot

Robna Kuća – Novi Talas Ep1 (Italian subtitles)

January 18th, 2014 Comments off

Robna Kuća” è una trasmissione della Radio Televisione Serba (RTS) interamente dedicata alla cultura pop nella ex Jugoslavia, trasmessa tra 2009 e 2010. Alcuni episodi hanno raccontato la nascita della new wave e del punk in quella regione, accompagnata da un più ampio fermento culturale e politico seguito alla morte di Tito. Da molti visto come un periodo d’oro, il biennio 1979-1981 aumentò ulteriormente la distanza tra l’ex Jugoslavia e gli altri paesi del blocco socialista, distinguendosi soprattutto per una notevole produzione musicale e cinematografica.
La trasmissione è diretta da Nikola Stoimenov, la voce fuori campo di Nikola Đuričko.

Traduzione: Dusko
Revisione: Slaventina
Software: Gnome Subtitles

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Hard-core/Punk yugoslavo anni ’80

January 16th, 2014 Comments off

Demo tape digitalizzate dei gruppi sconosciuti. Ruvido hard-core/punk della ex Yugoslavia. Alcuni sentiti nominare, magari perché hanno avuto un seguito, altri completamente dimenticati. Interessanti soprattutto quelli dalle città di provincia, dove si stenta a credere ci fosse stato qualcuno che suonasse quel genere di cose in quegli anni. Per gli appassionati di cose oscure e dimenticate segnale il canale youtube DronefmS. Qualcuno che si è preso briga di tirare fuori dal metanolo un sacco di roba.

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Il macinacaffè

November 15th, 2013 Comments off

Mlinac za kafuIl macinino da caffè manuale aveva un ruolo d’onore nella casa di ogni buon jugoslavo. Si tratta di un oggetto di ottone o rame, di forma cilindrica, stretta e lunga, con una maniglia che serviva per far azionare la macina interna. Il fondo piuttosto alto, fino alla metà del macinino cilindrico era estraibile e fungeva da contenitore per il caffè. Macinato di fresco ha un sapore più buono, dicono. I supermercati avevano  la macina elettrica che potevi utilizzare sul momento dopo aver acquistato il caffè in grani. Ma non era la stessa cosa. Come molti sanno il caffè è un rituale nei Balcani e questo strano oggetto e il suo utilizzo ne facevano parte. Il compito di macinare il caffè era della nonna – era lei che preparava il primo caffè della giornata per la breve seduta mattutina con le vicine di casa, seguiva quello di metà mattina dopo essersi occupata della casa o della spesa. Le nonne delegavano spesso questo compito ai nipoti. All’inizio, la leva da far girare è dura per un bambino, almeno  finché i chicchi sono integri, quindi man mano diventa più facile, fino a quando la leva non gira quasi da sola con una leggerissima spinta – il segno che il caffè è polverizzato al punto giusto. A volte si trovavano i macinacaffè “Made in Albania“, oltre al brandy Skenderbeg era  uno dei pochi prodotti – da contare sulle dita di una mano – che esportava la vicina Albania.

Amore ed altri crimini

June 13th, 2013 Comments off

Ljubav i drugi zločiniUn quartiere periferico di Belgrado un paio d’anni dopo il bombardamento del ’99. Regna ancora un clima di grigiore e di depressione anche se i grandi cambiamenti sono alle porte, purtroppo stanno per materializzarsi sotto forma di un enorme centro commerciale che sventrerà il territorio controllato da Milutin, un usuraio vecchio stampo. Un tipo di malavita che sta per soccombere di fronte alla voracità inarrestabile dei “pesci grandi” senza volto. Coloro che porteranno la “modernità” e l’oblio. Come vuole la consuetudine Milutin ha un’amante giovane e bella – ma giovane solo per lui. Lei, ormai trentenne inoltrata, con un fardello di frustrazioni. Causa: una vita passata nel quartiere arrangiandosi e trovando la sicurezza e protezione nel suo uomo. Per questo ha deciso di partire, di lasciarsi tutto alle spalle. Destinazione Russia, forse solo perché non ci vuole il visto per i serbi, o perché ha studiato russo, non importa, importante è andarsene, un mantra che ancora risuona in quel paese.

C’è un imprevisto però: il braccio destro di Milutin, il giovane ma non più giovanissimo Miroslav. Lui esegue gli ordini senza strafare, conosce le regole del gioco, è cresciuto per strada ma forse non è un criminale nato – voleva fare il prestigiatore. Osserva Anica dai tempi delle medie, è un ideale per lui, irraggiungibile come la sua finestra  di fronte alla sua dalla quale la spiava. Proprio ora che lei sta per partire lui trova il coraggio di dirglielo, di esprimersi goffamente e raccontare gli episodi per lui significativi in cui le loro strade si incrociarono senza che lei nemmeno si accorgesse di lui. Inizialmente è reticente, ma intimamente lusingata e man mano che la partenza si avvicina comincia a cedere. Si profila l’idea di una fuga insieme, questo già sarebbe troppo per Milutin, soprattutto se tutto è a spese sue. Nel frattempo lui è assorto, disperato e solo. Ha nostalgia dell’ex moglie. Ha una malattia brutta. Ha una figlia autistica che ogni tanto tenta il suicidio. Il mondo che conosceva sta scomparendo, il suo quartiere, il suo spazio vitale. Milutin è aberrato dalle sue preoccupazioni ma non è cieco e neanche scemo. Malgrado questo non è assettato di sangue e di vendetta, forse nemmeno lui era un criminale nato, ma voleva diventarlo a tutti i costi e lo ha fatto. Nel frattempo Anica fa il giro di saluti alle poche persone a cui ci tiene veramente: la nonna senile all’ospizio, l’amica del chiosco, anche lei segnata dalle insoddisfazioni, moglie di un malvivente.

Rubare ad un ladro non è  peccato. Forse è per questo che con una certa facilità sottraggono i contanti da una cassaforte di Milutin nel retrobottega del solarium (con un sarcofago che probabilmente serve più che altro a farsi venire qualche male incurabile). Miroslav fa conoscere sua madre ad Anica, un’ex cantante avanti con l’età talmente aggrappata ad un passato luminoso da sconfinare nella demenza. Per pietà o meglio perché il figlio li paga in bustine di coca la fanno cantare in un locale squallido e triste dove non c’è mai nessuno – copertura ancora per poco di chissà cosa. Prima di partire vuole passare da Milutin, il senso del dovere o senso di colpa? Lui gli fa capire che più o meno ha capito come stanno le cose. Gli dice che è come un figlio per lui. Si parla per allusioni e sembra tutto sottinteso. Nessun rancore. In Miroslav qualcosa si rompe, non vuole più partire. Lei è delusa, anche se fino a poche ore fa non lo prendeva nemmeno sul serio. Si svolge tutto nell’arco di una giornata ed è una giornata che sta per finire male.

Amore e altri criminiUn film dai colori spenti e dall’atmosfera claustrofobica, ambientato negli spazi angusti sovrastati dai palazzoni anonimi tardo-socialisti. Si parla poco e si comunica con gli sguardi. La sensazione è quella dell’attesa, e nell’attesa alcuni guardano volentieri al passato, il futuro è troppo incerto e torbido. Si inaugura una nuova stagione per il paese, quella che dovrebbe portarlo fuori da quegli anni  su cui si è focalizzato il cinema serbo quasi ossessivamente: la guerra, l’embargo, il tracollo economico. la depressione, infine l’aggressione NATO. Quella nuova stagione però verrà interrotta presto con l’omicidio del premier nel 2003. Ma non solo per questo. Conteneva troppe false promesse e ricette facili. La trama è ambientata se ho capito bene nel 2001. Sono rappresentate nel film diverse categorie attraverso la prospettiva ristretta di chi ha passato la vita in un quartiere: la fine di un tipo di malavita come dicevo all’inizio, i trentenni di allora smarriti in quanto la generazione di mezzo – cresciuti in un sistema, diventati adulti in un altro, i ragazzini dal grilletto facile, succubi dell’ignoranza più totale e dei modelli da “gansta rap” infine coloro che non accetto la nuova realtà aggrappati disperatamente al passato e lo sono molti pensionati che si sono sentiti privare di tutto con la scomparsa del loro mondo.

Amore ed altri crimini“, un film del 2008, regia di Stefan Arsenijević

K-67

May 14th, 2013 Comments off

Il chiosco di plastica ideato dall’architetto sloveno Saša Machtig nel 1966. Un design che all’epoca poteva apparire futuristico. Di solito era di color rosso o giallo e si usava come edicola, fast-food, tabaccheria o biglietteria. Nel 1970 vince il concorso per il “chiosco per Belgrado”, diffondendosi presto come il punto vendita per la catena di fast-food nata dalla sinergia tra l’industria alimentare PKB (Poljoprivredni Kombinat Beograd) e Tetrapack. Si potevano acquistare tra le altre cose, dei hot-dog con la senape annacquata o mekike (una specie di frittella). Nessuno sapeva che già nel 1971 entrò a fare parte della collezione dedicata all’architettura e al design del XX secolo al MOMA di New York tanto meno che venne scelto per le Olimpiadi di Monaco del 1972 come parte dell’arredo urbano per le varie funzioni legate all’evento. Durante la mostra di cui parlavo nel post precedente ci sarà uno K67 che come una volta venderà i panini con i wurstel.

Oggi se ne trovano ancora, anche se nella loro versione decadente, consumati dal sole e dagli agenti atmosferici, con le macchie, le fessure o le aggiunte strutturali in contrasto con il design originario.

k67

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