Jugoslavia per i ripetenti

May 9th, 2012 No comments

Un divertente libretto sulla cultura pop nella ex Jugslavia, dal piglio leggero ma in grado di dire molte più cose di quelle che all’apparenza si prefigge di fare. Come dice nell’introduzione la nota scrittrice croata Dubrava Ugresic, si tratta del museo personale dell’autore ma anche di un racconto mitologico alla Monty Python in cui narra la visione del mondo del jugoslavo medio. Un’accozzaglia ben assortita di usi, costumi, cucina, televisione, mentalità, giochi, musica, politica, cinema, di aneddoti parzialmente veri o quasi falsi, personaggi famosi e misconosciuti, eventi salienti per la costruzione dell’identità culturale di un paese che non esiste più, ma di cui esistono ancora i cittadini, nascosti tra le masse dei statarelli sorti dalla dissoluzione, oppure migrati chissà dove. Eppure anche coloro che hanno rinunciato alle proprie biografie, si sono dissociati da se stessi abbracciando revisionismi storici e vecchi culti ogni tanto soffrono ancora da sindrome dell’arto fantasma, sentendo il prurito quando meno se l’aspettano e con un po’ vergogna devono constatare che quell’arto non c’è più. Ne esce fuori una guida jugonostalgica sufficentemente disincantata e autoironica da poterci far sorgere contemporaneamente due domande: “quanto eravamo coglioni” prima e “quanto abbiamo perduto” dopo. Purtroppo è un testo quasi intraducibile, pienamente comprensibile solo a chi ha vissuto quell’esperienza ed è nato prima della metà degli anni Settanta, nonché per quelle eccezioni che per qualche incomprensibile motivo hanno deciso di studiare e approffondire minuziosamente un mondo sommerso. Ecco la traduzione della “genesi” che ovviamente non rende come nell’originale, ma tanto per dare l’idea dell’approccio.

Jugoslavia per i ripetenti” di Dejan Novacic

  • All’inizio vi fu la terra buia ed informe. E Tito disse: “che sia la luce”. E la luce fu.
  • Allora Tito divise la luce dal buio e chiamò i “nostri” la luce e i “loro” il buio.
  • E parlò di nuovo Tito: “che sia la Stella a Cinque Punte”. E la Stella fu. La mise Tito nell’alto dei cieli ad illuminare la terra con la luce celeste.
  • E poi Tito disse: “che brulichino i partigiani nei boschi in tutte le loro specie”. E i partigiani camminarono per i boschi celebrando il nome di Tito e vide lui che questo fu un bene.
  • Disse Tito ai partigiani: “si faccia per noi il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale su nostra sommiglianza, proprio così come siamo noi, che sarà la guida di tutto il paese e di tutti gli animali che vi camminano.
  • Creò così il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e guarda, fu un gran bene. Si rallegrarono assai tutti i partigiani mentre Tito benediva il giorno in cui creò il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e lo fece santo. Si fece sera e al mattino vi fu Il Giorno della Repubblica.
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Pasteta

April 1st, 2012 No comments

Tipico spuntino dell’industria alimentare real socialista, una sorta di paté chiamato comunemente “pasteta” a base di derivati di carne suina. In uso già a partire dagli anni cinquanta. Certamente prodotti del genere si trovano anche oggi, ma non hanno più il ruolo e l’importanza che avevano durante la Guerra Fredda. Oggi, questi patè sono confezionati in modo più accattivante e hanno un sapore leggermente  diverso per venire incontro ai gusti più addomesticati. Una scatoletta di pasteta non mancava mai nel rancio militare. Quindi la divoravano nella stessa misura i bambini come merenda e i militari durante le lunghe marce di esercitazione.

Era circa 1987 quando mangiai una scatoletta di pasteta risalente al 1958. Era molto più vecchia di me quando la mangiai ma era uguale come se l’avessero confezionata qualche giorno prima. Per fortuna non ebbi alcun effetto collatterale. Miracolosi progressi della tecnologia jugoslava per la conservazione del cibo! Questa scatoletta, era arrivata da qualche scorta militare, tramite un qualche parente che lavorava nell’esercito, fino a casa mia.

Si consumava a collazione, cosa che farebbe inorridire chiunque in Italia, è tutt’oggi in uso in molti paesi dell’Europa dell’est. Si usava anche come spuntino, merenda o per una cena povera in abbinamento a qualcos’altro. Le confezioni avevano dei marchi a volte severi delle industrie statali dai nomi trucidi come “Carnex”. In alternativa, per venire incontro ai bambini, raffiguravano dei maialini sorridenti i cui scarti di macellazione venivano trittati insieme ad altri innominabili ingredienti per ottenere questa pasta dal colore incerto. Molte erano le dicerie, probabilmente vere e tutt’oggi attualissime, sulle persone che smisero di mangiare qualsiasi derivato di carne dopo aver lavorato o visitato degli stabilimenti del genere.

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Nostalgia sovietica

February 16th, 2012 No comments

Ho trovato un bel articolo sull’Internazionale del 10 febbraio sulla nostalgia sovietica. Molti degli effetti psicologici dovuti a questo senso di perdita, in parte dovuti ai fattori molto concreti, in parte alla creazione di una mitologia su un’epoca d’oro di fronte alle incertezze del turbo-capitalismo, si riscontrano anche in altri paese ex socialisti. Forse sono più radicati nell’ex impero sovietico a causa della sua formidabile macchina di produzione dell’immaginario collettivista che è riuscito a relativizzare o rimuovere gli aspetti più brutali, oppressivi e corrotti di quel sistema. Al punto che il potere che gli è succeduto non ha potuto farne a meno, per questo Putin continua ad usare pezzi di quell’immaginario, con le parate militari, il ripristino dell’inno, con l’utilizzo di un’iconografia dalle origini inequivocabili. Per non parlare dei media: ci sono i canali satellitari che continuano a trasmettere i documentari e i film sovietici, escono le pubblicazioni ed enciclopedie sull’URSS, arrivando fino alla paccottiglia di largo consumo che vende di tutto di più. Ma il giornalista Vadim Nikitin, l’autore dell’articolo, fa una distinzione tra la nostalgia dall’alto, con i suoi secondi fini e la nostalgia dal basso, più autentica e non sempre decadente e lontana dalla realtà. Si azzarda l’ipotesi che questo effetto “nostalgija” potrebbe avere qualche effetto positivo e portare all’aspirazione ad una società più giusta, alle relazioni umane più solidali e alla tutela del bene comune. Ovvero ai valori che nella realtà o nel mito appartenevano ad un sistema che doveva rappresentare un’alternativa alla società dei consumi. Valori nei quali molti credevano fino all’ultimo malgrado il fallimento e la decadenza del socialismo reale, finito com’è finito, bisogna dirlo, non solo a causa dei fattori interni, ma anche a causa delle continue pressioni esterne. Molti dei passaggi di questo articolo potrebbero riferirsi anche alla post-Jugoslavia dove non mancano delle riflessioni su questo tema.

Nostalgia sovietica di Vadim Nikitin (Internazionale 10-16 febbraio 2012)

V.A. Post-punk sloveno

February 9th, 2012 No comments

In riferimento all’articolo scritto per Retrophobic ecco un’altra compilation questa volta sui gruppi post-punk sloveni. Contiene band stilisticamente molto diverse e magari appartenenti a sotto generi diversi, ma nati nell’ambito di un fenomeno in qualche misura “trasversale” come novi val, ovvero quella risposta jugoslava al punk che col senno di poi ha mostrato di avere diversi denominatori comuni nell’attitudine, nelle tematiche e nell’approccio. In questa raccolta Pankrti, 92, Berlinski Zid, Lacni Franz, Borghesia, Via Ofenziva, Laibach, Cao Picke, 300000 V.K.

V.A. Post-punk sloveno ’80

V.A. Novi Val (in seguito alla seconda puntata su Retrophobic)

February 7th, 2012 No comments

In seguito alla seconda puntata dello speciale dedicato al punk e alla new wave jugoslava di fine anni settanta inizio ottanta, scritta per Retrophobic webmagazine, ecco una breve compilation con i gruppi menzionati nell’articolo. Per chi è interessato all’argomento può avere un riferimento immediato per calarsi nell’atmosfera e nelle sonorità del periodo senza le lunghe ricerche. Tenterò di proporne una per ciascun articolo scritto. In questa compilation compaiono Prljavo Kazaliste, Azra, Haustor, Film, Paraf, Termiti, Mrtvi Kanal, Satan Panonski, Kud Idijoti.

V.A. Cro Novi Val ’80

Tolkien e le lingue slave

February 5th, 2012 1 comment

Non sarò l’unico che nei periodi difficili cerca sollievo nei mondi immaginari, forse non tanto come una fuga quanto come stimolo per una riflessione profonda sull’origine del potere e sul senso del male nel nostro mondo grazie agli archetipi e alle allegorie. Quindi non chiamerei pura evasione questa incursione nel mito per cercare delle risposte alle domande sempre attuali dalla notte dei tempi, anche se spesso le letture di questo tipo sono bollate come tali. Una delle storie  di questo genere a cui più sono affezionato è “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien. Malgrado l’estrazione culturale fortemente cattolica del famoso filologo e scrittore, la sua visione conservatrice e antimodernista, secondo la quale oggi saremmo al punto più basso della Caduta, ho sempre trovato affascinante la cosmogonia di Arda e le vicende della Terra di Mezzo. Si direbbe che le opere di Tolkien siano spesso liquidate sbrigativamente negli ambienti della sinistra radicale e libertaria ai quali mi sento vicino, ignorando o fraintendendo la profonda avversione dell’autore per la guerra e per l’avvento dell’Era delle Macchine, come lui la chiamava, attribuendogli delle non fondate affinità con la destra nazistoide che da decenni strumentalizza le sue opere. Naturalmente con qualche importante eccezione, come quella di Wu Ming 2. Ma non essendo questo il posto addatto per parlare di letteratura fantasy e di Tolkien, mi limito solo a riportare una curiosità nella quale mi sono imbattuto leggendo “La realtà in trasparenza“, una raccolta di lettere dello scrittore rivolte agli amici, figli, colleghi, lettori e critici. A pagina 196, nella lettera n.142, ammette di essere privo di talento per le lingue slave che in gioventù ha tentato di studiare, dicendo:

“Mi è dispiaciuto molto sentire che sei rimasto senza violoncello, dopo aver fatto tanti progressi (mi è stato detto) con quell’affascinante e difficile strumento. Chiunuque sappia suonare uno strumento a corde mi dà l’impressione di essere un mago degno di profondo rispetto. Io amo la musica, ma non ho alcuna attitudine per essa; e gli sforzi sprecati nel tentativo di insegnarmi il violino quand’ero giovane mi hanno lasciato solamente un sentimento di grande venerazione alla presenza dei violinisti. Le lingue slave per me appartengono quasi alla stessa categoria. Ho cominciato a studiare molte lingue ai suoi tempi, ma non sono assolutamente un poliglotta e tutto il tempo che ho trascorso una volta cercando di imparare il serbo ed il russo non mi ha dato alcun risultato pratico, solo una forte impressione della struttura e dell’estetica della parola. [...]“

Non avrei mai detto che Tolkien, esperto dell’antico sassone, gaellico, islandese e finnico avesse studiato anche la mia lingua madre in un periodo della sua vita.

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L’ultima gioventù jugoslava

January 11th, 2012 No comments

Segnalo questa promettente mostra che si tiene a Belgrado proprio in questi giorni e che purtroppo non avrò modo di vedere. Quindi spero che ci saranno delle testimonianze video o fotografiche da consultare in rete…

Tradotto dal sito del Museo della Storia Jugoslava

L’ultima gioventù jugoslava 1977-1984
Museo della storia jugoslava dal 17/12/2011 al 15/01/2012
post punk/fanzines/fumetto underground/video installazioni/performance/DIY/foto

La mostra “L’ultima gioventù jugoslava” si occupa di produzione e diffusione della cultura pop alternativa nella SFRJ tra la fine degli anni settanta e inizio degli anni ottanta. I giovani autori, incoraggiati dalle libertà conquistate dal movimenti punk, introducono nuove forme di espressione e dell’agire culturale. La nuova scena musicale è seguita dalle fanzine, dalla stampa giovanile, ma anche dai media ufficiali come Radio Televisione Belgrado. Intorno a questa scena sorge una nuova socialità che si intreccia con l’organizzazione dei concerti, feste, azioni artistiche spontanee, dibattiti…”Fallo da solo” è un principio che cancella le differenze tra i protagonisti e il pubblico – attraverso l’improvvisazione e sperimentazione cresce la produzione di flyer, poster, cassette audio, fumetti, fotografie, fanzine e riviste.
“L’ultima gioventù jugoslava” si occupa di quella corrente che poi sarebbe stata denominata “novi talas“. La mostra si focalizza sul periodo precedente al quale le band più emblematiche facessero contratti discografici e diventassero mainstream.
In questo periodo lo spazio culturale jugoslavo comincia a frammentarsi, sia la sfera culturale ufficiale che quella dissidente comincia a distinguersi tra quella serba, croata, slovena ecc. Tuttavia l’opinione pubblica giovanile per un certo periodo rimane fuori da questo processo mentre i movimenti subculturali citati non sono ancora segnati dal fattore nazionale. “L’ultima gioventù jugoslava” è un nome per l’ultima ondata di innovazione nello spazio culturale jugoslavo nella sua integrità che collegava la cultura d’elite e la cultural popolare, lasciando una forte influenza sulle generazioni cresciute nel tardo socialismo. Il fatto che la mostra sia focalizzata su Belgrado è stata una scelta dovuta ai motivi pratici, considerando che la quantità dei materiali disponibili è tale che nemmeno la scena belgradese potesse essere rappresentata in maniera adeguata. Dunque questo punto di vista degli autori sul episodio belgradese dell’Ultima gioventù jugoslava si propone di continuare la ricerca auspicando delle collaborazioni con altri centri del territorio ex jugoslavo.
Nella mostra è stato utilizzato il materiale d’archivio TVB-RTS con gli spezzoni delle trasmissioni d’epoca, e a parte la collezione del MIJ è esposto il materiale delle collezioni private.

La mostra “L’ultima gioventù  jugoslava”  sarà aperta fino al 15 gennaio 2012, ogni giorno, a parte lunedì, dalle 10 alle 16.

Autori: Marina Martic e Stevan Vukovic
Design: Monika Lang e Andrea Miric
Produzione: MIJ, Amademica, SKC

Articolo per Retrophobic a puntate

January 10th, 2012 No comments

Segnalo l’articolo che ho scritto per la webzine Retrophobic. Si tratta di un approfondimento sul punk e sulla new wave jugoslava in sei puntate, quante erano le repubbliche della ex Jugoslavia, ognuna con qualche tratto distintivo per quanto riguarda la musica rock. La prima parte, quella appena pubblicata parla della Slovenia, con un focus sugli anni che vanno dal ’77 al ’84, all’incirca il periodo definito in seguito “novi talas”. Dopo un articolo introduttivo scritto quasi un anno fa, tenterò di dare una visione d’insieme di quel fenomeno di cui tanto parla la critica nelle repubbliche ex jugoslave in questi ultimi anni. La fase della retrospettiva, del recupero e della valorizzazione della produzione culturale prima del disastro degli anni ’90 è all’apice, parte di un fenomeno globale, con la differenza che la mitizzazione viene rafforzata a causa del collasso politico-economico dopo la caduta del Muro. Lungi dal voler dipingerla a tutti i costi come un “epoca d’oro”, come spesso viene percepita da chi è cresciuto negli anni ’80, diversamente dall’Italia dove quel decennio viene ricordato soprattutto per il kitsch televisivo, craxismo, culture giovanili frivole o destroidi come i paninari, spero di dare un contributo di qualche interesse per gli appassionati della musica underground e delle controculture.

Punk e New Wave nella ex Jugoslavia – parte 1: Slovenia

Novo Doba

January 7th, 2012 No comments

Novo Doba è un festival del fumetto underground che si tiene a  Pancevo vicino Belgrado. E’ alla sua seconda edizione, ma ne sono venuto a sapere recentemente grazie ad un video documentario di Rizoma Film, che racconta l’idea e i propositi del festival attraverso le interviste con i protagonisti. Tra questi ci sono alcuni nomi noti dell’ambito anche in Italia come Zograf o Vostok. Ad organizzare il tutto sono gli stessi artisti in collaborazione con il collettivo Kosmoplovci, alcune librerie e istituto per Archeologia dei media. Nella colonna sonora comopaiono alcuni dei gruppi della scena electro/experimental sintetizzata nella compilation Elektricna Post-Yu Nebriga di cui avevo parlato un po’ di tempo fa.  Ecco il video…

Cirkus Columbia

October 15th, 2011 No comments

Un altro film sulla guerra. “Che palle” diranno in molti. Parlando con la gente o curiosando sui forum, si nota che c’è una certa insofferenza verso i registi che affrontano  questo tema. Tra le diverse fasce di spettatori ci sono anche quelli che li reputano in malafede, oppure servili verso le scelte dei produttori che ritengono sia un tema richiesto da parte dei distributori esteri.  Questo nel sentire comune genera un disagio in cui ci si sente relegati all’oggetto di studio in quanto appartenenti ad una realtà in cui si consumò la pià attroce guerra sul suolo europeo dalla Seconda guerra mondiale. Un fastidio in parte comprensibile ma spesso stimolato dalle questioni irrisolte del conflitto che ancora tormentano le coscienze delle persone. Certo ci sono stati diversi film con una visione parziale o non propriamente in grado di affrontare la questione nella sua complessità, indipendentemente dalle versioni “ufficiali”. Al di là di questo, credo che esista ancora la necessità di spiegare la disgregazione di quel paese, altrimenti non si potrà mai comprendere la realtà attuale, schiacciata da anni tra revisionismi e volgate neo-tradizionaliste da un lato, e filo-occidentalismo complessato dall’altro.

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