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Terremoto – Montenegro 1979

April 14th, 2009 Comments off
Domenica mattina alle 7,20 del 15 aprile 1979 un terremoto della potenza di 9° gradi della scala Mercalli ha colpito Montenegro e marginalmente Erzegovina, Croazia e Albania. Sono stati distrutti 250 insediamenti (tra paesi, città e villaggi), lasciandosi dietro 80.000 sfollati, 10.000 disoccupati, 101 morti e 1.700 feriti. Le vittime erano principalmente i più deboli: gli anziani, i bambini e gli inermi. L’epicentro del terremoto era nel mare tra Budva e Ulcinj a 17 km sotto la superficie, provocando onde anomale che hanno aggravato i danni lungo la costa. L’impatto era talmente violento da aprire le brecce nelle collone e alterare o far sparire i piccoli corsi d’acqua. L’intensità del terremoto vicino all’epicentro risultava essere 7,5° della scala Richter. Ha colpito in maniera più devastante le città costiere, in una fascia lunga 80 km e larga 15 km. Dopo la scossa principale sono state registrate 8.000 scosse minori, mentre più di un mese dopo, 24 maggio 1979 si è ripetuta un’altra scossa potente quanto la prima, provocando ulteriori danni al paese. I danni materiali erano enormi, ammontavano a circa 4,5 volte il PIL del Montenegro di quell’anno. In particolar modo furono danneggiati i monumenti storici, circa 1.642 tra chiese, castelli, palazzi antichi e muraglie, di cui 444 erano distrutti per sempre. Andarono perse icone, libri, pergamente, quadri, archivi e testimonianze etnografiche. L’economia fu in ginocchio, le principali attività produttive del paese danneggiate gravemente, le principali infrastrutture furono completamente impraticabili. Al momento del terremoto erano presenti sul territorio colpito un migliaio di turisti inglesi, francesi, russi, norvegesi, italiani e tedeschi. Incredibilmente non ci furono vittime tra loro. Fu immediatamente mobilitato l’esercito, la difesa terrotoriale e la protezione civile. La macchina organizzativa dei soccorsi funzionò discretamente e gli aiuti dalle altre repubbliche della federazione arrivarono a breve, sicchè nei periodi più “caldi” atterravano 40 aerei al giorno negli aeroporti di Tivat, Podgorica e Dubrovnik. Un ruolo importante giocarono anche la Croce Rossa, La Mezza Luna Rossa, le agenzie dell’ONU e associazioni umanitarie di vario genere. Se gli interventi dell’immediato dopo-terremoto funzionarono, la ricostruzione fu lunga e parziale mano mano che avanzava la crisi finanziaria nella Federazione: il crescente debito estero negli anni ’80, la conseguente inflazione, l’aumento della corruzione e le prime privatizzazioni si lasciarono dietro molti ruderi materiali e simbolici.

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