Mostar: il monumento a Bruce Lee
Nel novembre del 2005 fu inaugurata a Mostar una statua dedicata a Bruce Lee per il 65-esimo anniversario dalla sua nascita, adirittura un giorno in anticipo rispetto alla cerimonia ufficiale che si è tenuta a Hong Kong. L'iniziativa era promossa da alcuni assessori della città, mentre la statua dorata è opera dell'artista croato Ivan Fijolic. All'inaugurazione partecipò anche il console cinese, che ha tenuto un discorso ai cittadini mostaresi che si erano radunati sfidando la pioggia battente. Un'altra bizzarria balcanica o un tentativo di superamento dell'odio etnico attraverso una curiosa operazione culturale? Nella repubblica "cantonizzata" di Bosnia e Herzegovina, come d'altronde in altre repubbliche post-jugoslave, negli ultimi quindici anni c'è stata una ricerca ossessiva dei feticci di identità nazionale o religiosa: vie intitolate ai criminali di guerra, revisionismo su qualsiasi cosa, magliette con Gotovina o Karadzic, introduzione dell'ortodossia islamica là dove non c'è mai stata. La scelta di dedicare un monumento a Bruce Lee è in parte ironica, ma in parte dovuta al fatto che il celebre eroe degli action movies dell'inizio anni settanta era più popolare e amato, che sò, di Bud Spencer o di Spiderman tra i giovani jugoslavi. Sempre a fianco dei più deboli, spazza via a colpi di kung-fu i mafiosi, i criminali e le lobby di ricconi. Una scelta che spiazza, che sfugge all'ordine del discorso dei nazionalisti e che di conseguenza rimane in qualche modo immune alle critiche (a parte quelle sullo spreco dei soldi pubblici quando ci sarebbero problemi urbanistici più gravi). Tra le altre cose Mostar spiccava per il numero dei dvd piratati con i film di Bruce Lee sulle bancarelle dei mercatini. Tutti amavano "il piccolo drago" nella città del ponte distrutto, il simbolo di fratellanza divenuto simbolo di demenza separatista e sciovinista. Ora che il ponte è stato ricostruito si spera che ci sarà per sempre Bruce Lee a difenderlo.
La cosa aveva attirato l'attenzione anche dei media italiani, ecco un articolo del Corriere e uno dell'Osservatorio Balcani.
6 aprile 1941 le forze aeree tedesche senza la dischiarazione di guerra attaccano Belgrado. Inizia così l’offensiva nazista contro i Balcani.L’obiettivo dell’attacco è la distruzione completa della capitale, demoralizzazione delll’esercito e della popolazione civile, annientamento delle forze aeree jugoslave. La decisione di attaccare è stata presa da Hitler in persona in seguito alle manifestazioni di massa contro il Patto Tripartito, firmato dal re Aleksandar Karadjordjevic, che di fatto ha sostenuto l’alleanza nazi-fascista. "Bolje rat nego pakt" (Meglio la guerra che il patto) e "Bolje grob nego rob" (Meglio la tomba che la schiavitù) erano gli slogan delle manifestazioni (…)
Otto anni fa la NATO (sotto la guida USA) compie l’aggressione contro la Repubblica Federale Jugoslava. Tre mesi di bombardamenti in cui vengono colpiti gli
Vlado Morison era un rocker di Sarajevo, dopo si è trasferito in Olanda. Aveva i capelli biondi, lunghi, portava i pantaloni di pelle, stivalazzi e aveva sui 30 anni. Quando lo vedevi, non eri sicuro se era David Lee Roth o Van Alen Islamovic(1). Con questi paragoni lui si offendeva un po' e rispondeva: "Dai, guarda un po' meglio, a chi assomiglio…?", "A Jim Morrison! Per questo mi chiamano Vlado Morisson!" – "Oh, scusami Vlado, non ci avevo fatto caso subito, comunque è vero sembri proprio lui". Come una vera "star" entrava gratis nelle discoteche rock di Londra, e nel caso non lo facessero entrare i buttafuori di colore, il gestore del locale da dentro interveniva dicendo: "Dai lasciatelo entrare, è un onore avere un testimonial del genere!", Vlado bofonchiava qualcosa in inglese e in maniera del tutto naturale come se fosse Mick Jagger o Steven Tyler entrava dentro, con l'aria un po' stanca dalla dura vita di una rock-star(…)