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Srdjan Aleksic e storie dimenticate delle guerre jugoslave

A Novi Sad in Serbia, dietro le richieste di molte associazioni e ONG, verrà intitolata una via a Srdjan Aleksic. Ma chi è Srdjan Aleksic? Sono in pochi a saperlo anche in Serbia. Srdjan era un soldato della Repubblica Srpska, probabilmente reclutato suo malgrado, considerando il contesto e la situazione bellica, ucciso in mezzo alla strada a Trebinje perchè ha tentato di fermare i suoi quattro commilitoni che volevano sparare al suo amico mussulmano Alen Glavovic. Dopo anni di revisionismo ed esaltazione dei criminali di guerra, finalmente viene riportato alla luce un episodio, come probabilmente ci furono molti, di insubordinazione e del rifiuto di aderire al delirio etno-nazionalista. Un’importante passo per andare verso la resa dei conti con la cultura dominante che ha segnato gli anni novanta post-jugoslavi, per isolarla e finalmente poter chiamare con il loro nome i suoi aderenti, cioè fascisti. Un’iniziativa meritovole, che però bisogna dirlo, viene portata avanti in una delle città più progressiste dei Balcani, il processo di decontaminazione sarà ancora lungo.
Il padre del ragazzo ucciso ha voluto lasciare un epitaffio sulla sua tomba: "Umro je vrseci svoju ljudsku duznost" – E’ morto facendo il proprio dovere di uomo – decostruendo in qualche modo la rettorica militaresca e i modi di dire che contengono quel famoso "è morto da soldato". Invece la dichiarazione dell’avvocato diffensore dei suoi quattro assassini era "Gli sta bene perchè difendeva un balija". Balija era un termine per indicare le truppe mussulmante collaborazioniste durante la Seconda Guerra Mondiale, in seguito diventato semplicemente un’insulto per i mussulmani nel gergo del nazionalismo serbo. 
La notizia ha avuto un discreto eco mediatico, ma nei forum, blog e social networks se ne sta discutendo ancora di più, sicchè ci sono diverse petizioni che propongono di intitolare delle vie a suo nome anche in altre città serbe e bosniache. 
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