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Jugoslavia per i ripetenti

Un divertente libretto sulla cultura pop nella ex Jugslavia, dal piglio leggero ma in grado di dire molte più cose di quelle che all’apparenza si prefigge di fare. Come dice nell’introduzione la nota scrittrice croata Dubrava Ugresic, si tratta del museo personale dell’autore ma anche di un racconto mitologico alla Monty Python in cui narra la visione del mondo del jugoslavo medio. Un’accozzaglia ben assortita di usi, costumi, cucina, televisione, mentalità, giochi, musica, politica, cinema, di aneddoti parzialmente veri o quasi falsi, personaggi famosi e misconosciuti, eventi salienti per la costruzione dell’identità culturale di un paese che non esiste più, ma di cui esistono ancora i cittadini, nascosti tra le masse dei statarelli sorti dalla dissoluzione, oppure migrati chissà dove. Eppure anche coloro che hanno rinunciato alle proprie biografie, si sono dissociati da se stessi abbracciando revisionismi storici e vecchi culti ogni tanto soffrono ancora da sindrome dell’arto fantasma, sentendo il prurito quando meno se l’aspettano e con un po’ vergogna devono constatare che quell’arto non c’è più. Ne esce fuori una guida jugonostalgica sufficentemente disincantata e autoironica da poterci far sorgere contemporaneamente due domande: “quanto eravamo coglioni” prima e “quanto abbiamo perduto” dopo. Purtroppo è un testo quasi intraducibile, pienamente comprensibile solo a chi ha vissuto quell’esperienza ed è nato prima della metà degli anni Settanta, nonché per quelle eccezioni che per qualche incomprensibile motivo hanno deciso di studiare e approffondire minuziosamente un mondo sommerso. Ecco la traduzione della “genesi” che ovviamente non rende come nell’originale, ma tanto per dare l’idea dell’approccio.

Jugoslavia per i ripetenti” di Dejan Novacic

  • All’inizio vi fu la terra buia ed informe. E Tito disse: “che sia la luce”. E la luce fu.
  • Allora Tito divise la luce dal buio e chiamò i “nostri” la luce e i “loro” il buio.
  • E parlò di nuovo Tito: “che sia la Stella a Cinque Punte”. E la Stella fu. La mise Tito nell’alto dei cieli ad illuminare la terra con la luce celeste.
  • E poi Tito disse: “che brulichino i partigiani nei boschi in tutte le loro specie”. E i partigiani camminarono per i boschi celebrando il nome di Tito e vide lui che questo fu un bene.
  • Disse Tito ai partigiani: “si faccia per noi il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale su nostra sommiglianza, proprio così come siamo noi, che sarà la guida di tutto il paese e di tutti gli animali che vi camminano.
  • Creò così il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e guarda, fu un gran bene. Si rallegrarono assai tutti i partigiani mentre Tito benediva il giorno in cui creò il Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale, e lo fece santo. Si fece sera e al mattino vi fu Il Giorno della Repubblica.
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