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Archive for March, 2011

“Jebo sad hiljadu dinara” – Fanculo i mille dinari

March 25th, 2011 No comments

Estate 1993. Bosnia nord-occidentale. Fronte croato-bosniaco durante la guerra civile nella ex-Jugoslavia. Un comando croato deve penetrare tra le linee nemiche per spiare l’andamento dei lavori in corso fatti  per rendere agibile un vecchio sentiero ai carri armati. Hanno le divise dell’esercito bosniaco ed elementi degni dell’armata Branca Leone, finiti nei reparti speciali chi per fraintendimento, chi per sbaglio e chi per sfiga.

Dall’altra parte i bosniaci per tenere in segreto i loro interventi logistici mandano un comando travesito con le divise croate sulla linea di confine tra i due eserciti per accertarsi che non ci siano infiltrazioni. La preparazione e la qualità delle unità impegnate in questa operazione è identica a quella dei nemici – ovvero quella dei civili armati con un profilo psicologico inadatto alla vita militare.

L’incontro tra le due “avanguardie” avviene nei pressi del vecchio castello turco di  Muzaferbeg, luogo noto per le gesta ero(t)iche, entrato nel mito tra la popolazione giovanile dei paesi circostanti. Poco più sotto il colle sul quale è appollaiato il castello c’è un vecchio cimitero serbo. Il primo trasuda di ricordi buffi e spensierati di un tempo che all’improvviso sembra appartenere ad un altra dimensione, mentre il secondo quelli più cupi di una terra di confine tra i grandi imperi del passato, sempre pronti a servirsi del ancora più antico dividi et impera per soggiogare le popolazioni locali.  L’incontro accidentale diventa un gioco di specchi. Tutti sono spinti a credere che “gli altri” non possono essere che “dei nostri”.  Nessuno riesce a riconoscere l’altro per una serie di inverosimili coincidenze, l’allegoria delle amputazioni che ha subito la realtà di una generazione condannata agli anni di limbo in cui gli fu messo in mano un fucile e un’identità ricostruita, reinventata, trasformata in un mostro.

Il romanzo è intessuto di continui flashback sulle vite di ciascun personaggio seguendo un groviglio di eventi ed aneddoti che portano tutti in quel luogo dall’aria funesta e torrida. Emergono la mentalità e gli archetipi della profonda provincia bosniaca nel tardo novecento: l’avvenente edicolante Zuza, “divoratrice” di ragazzini, un nonno sensitivo, l’ex minatore in grado di prevedere i terremoti, il contrabbandiere chiamato il “Cinese” che vende le code di pecore spacciandole per le dita umane – lugubri trofei di guerra…

Con le parole dell’autore Boris Dezulovic: “Fanculo i mille dinari” – romanzo la cui trama si svolge dall’alba al crepuscolo di una giornata estiva nel mezzo del fronte croato-bosniaco durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina – è un altro inutile tentativo di comprendere l’assurdità della guerra, e il ruolo che ha l’uniforme nella vita e nella morte dell’uomo, del soldato e dello sciocco”.

“Jebo sad hiljadu dinara”  – Boris Dezulovic – V.B.Z – 2008

Balkan Bang!

March 5th, 2011 No comments

Emir è giovane poliziotto che viene trasferito da un paese della profonda provincia bosniaca a Sarajevo. Lo vede come un’opportunità per fare carriera e per uscire dall’ambiente provinciale e chiuso insieme alla moglie. Viene affidato a Lovro , ispettore dall’alone tetro, grande sostenitore della “strategia di contenimento”, quindi “amico” dei magnacci, spacciatori e contrabbandieri.  Le aspettative di trovare un ambiente di lavoro “pulito” e garantista vengono subito disattese. Il primo caso in cui vengono coinvolti è una strage con 18 morti, a quanto pare un regolamento di conti interno alla criminalità organizzata della città.

Un boss storico sta per crepare ed è ansioso di fare il passaggio di consegne per salvaguardare “l’organizzazione”. Lui è croato, mentre il suo socio, il laido Karel è serbo. Già. Le mafie balcaniche se ne fottono dell’appartenenza etnica e religiosa. Ogni tanto qualche screzzo con i montenegrini, ma niente che non si possa risolvere senza troppi morti. Il nido di vipere tuttavia è in fibrillazione perché proprio mentre il capo ha un piede nella fossa stanno succedendo delle cose inaudite negli ambienti: il prezzo dell’eroina crolla, alcuni clienti fedelissimi li abbandonano, si sussurra di un pericoloso concorrente che sta invadendo il mercato. Sale la paranoia e aumentano i sospetti reciproci.

L’ingenuo Emir viene preso subito per le palle, forse proprio dalla misteriosa “Ombra” che cerca di scombussolare gli equilibri delle “organizzazioni”. Grazie ad un suo stupido vizio, quello di riprendersi mentre fa sesso con la moglie è facilmente ricattabile. Questa volta per non sputtanarsi dovrà invece registrare tutti i movimenti che fa mentre indaga sulla strage insieme al collega Lovro (…)

Armi, sangue e sesso molesto. Quartieri sudici, puzza di cipolla e umanità andata a male. “Sex&Violence” degli Exploited in versione turbo-folk. Ecco gli ingredienti di questa storia. Spero che nessun sarajevese si sia offeso per l’immagine che viene data della città. Se è vero che il romanzo ha degli elementi pulp, è vero anche che la cantonizzazione della Bosnia serviva anche ai traffici di eroina, di armi, della prostituzione. La ricostruzione ha attirato sciami di riciclatori, come la merda attira le mosche, che si fanno passare per dei benefattori perché hanno tirato su i centri commerciali, le multisale e gli ospedali privati. Questi eroi della nazione compaiono in questa storia con il loro vero volto. Dunque al di là della truculenza e dell’immagine quasi distopica della città i riferimenti alla realtà attuale della Bosnia ci sono eccome.

I dettagli invece che mi hanno lasciato perplesso è che i personaggi non sono parsi abbastanza “bosniaci”, ma forse è solo per il fatto che non riesco ad immaginare dei bosniaci che non parlano in bosniaco, una forma particolare di serbo-croato, che a noi che veniamo da quelle parti, suona quanto meno pittoresco. Tradotto nel linguaggio da strada sarajevese sarebbe una bomba. Seconda nota è che tutti hanno i baffi e l’autore ci tiene a sottolineare sempre che tipo di baffi (irsuti, impomatati, gialli di tabacco…). Ma siamo sicuri che sono ancora così di moda i baffi in Bosnia? ;) E infine i tre killer che parrebbe siano di origine serba hanno dei nomi tipicamente sloveni (Joze, Janez, Jurij), ma forse c’è un perché che mi è sfuggito. Ma queste sono quisquilie, il romanzo è consigliatissimo.

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