Kosovo 1941

Kkosova Questo blog non si occupa di politica, se non in senso molto lato, semmai ogni tanto racconta delle storie che tra le righe raccontano anche dei conflitti, della guerra fredda, dei regimi politici che furono e che sono nel territorio post-jugoslavo. Quindi dedicherò solo qualche riga sull'ultimo colpo della scomposizione ed etnicizzazione di quell'area geo-politica. La situazione kossovara è complessa, ma tutti possono rendersene conto dell'effetto destabilizzante che può avere, intuendo che dietro una secessione del genere, forse tra le più grottesche dall'inizio del novecento, si intravede lo stesso modello che si è sperimentato altrove. Una strategia iniziata dall'inizio degli anni ottanta se non prima, alla quale hanno contribuito, volenti o nolenti, anche i governi che si sono succeduti dopo Tito, smantellando il sistema dei diritti multietnici, per arrivare all'apoteosi di Milosevic. Sul governo Thachi invece, credo che qualsiasi commento sia superfluo - un buco nero in mezzo all'Europa che ospita la più grande base militare USA dell'area, uno statarello canaglia che si regge su basi tribali e gestisce traffico d'armi, d'eroina e di prostituzione, nonchè servo fedele dei falchi di Washington. Tuttavia i sostenitori e finanziatori del Kosovo indipendente non vanno sottovalutati (come un certo Sig. Pacolli) e il caso non va visto come un'eccezione - Kosovo è il futuro, l'emblema del nuovo (Dis)Ordine mondiale.  Le radici dello scontro quindi non vanno ricercate negli albori della storia e "nell'odio atavico" che investe le "selvagge" popolazioni balcaniche, come piace affermare a molti mistificatori e creatori del consenso (di Washington). Spesso è sufficente tornare alla Seconda guerra mondiale per capirci qualcosina di più, per questo vi propongo questa fotografia dall'archivio dell'ANPI, che forse aiuta un po' a dare l'idea di continuità e dell'insieme, senza rimanere imprigionati nell'eterno presente. Tutto questo senza voler fare facili paragoni, anzi ora che i giochi sono fatti, speriamo nell'inaspettato e auguriamo una felice emancipazione ai kossovari.
 

Balkan Rock Playlist su Radio Dissident

Novi Val Questa domenica la playlist di Balkan Rock è dedicata alla new wave jugoslava, sta andando in onda in questo momento sullo stream di Radio Dissident. Potrete sentire gruppi come Haustor, Idoli, Sarlo Akrobata, Elektricni Orgazam, Paraf, Pankrti, Laboratorija Zvuka, Mizar, Azra e molti altri.

Balkan Rock su Radio Dissident

E' un peccato constatare che Radio(H)Acktive, da cui Balkan Rock nasce come trasmissione prima e come blog poi, dopo più di tre anni è arrivata ad un punto morto. Come spesso succede agli innumerevoli micro progetti legati al mediattivismo: nascono, si trasformano, muoiono, vanno in letargo e a volte  ricompaiono di nuovo - secondo le logiche caotiche della rete e della precarietà che investe le vite di tutti, impedendo una progettualità a lungo termine. A volte questo può essere fonte di delusioni, altre può dare risultati inaspettati. Tuttavia il sito presto tornerà su come archivio audio a disposizione di tutti.

Tutto questo per dire che da domenica prossima potrete di nuovo ascoltare le playlist selezionate da Balkan Rock,  e chissà che non diventi di nuovo una trasmissione, ma questa volta sugli URL di Radio Dissident, webradio non certo nuova per chi approda spesso sulla pagina di Radio Autistici e vuole farsi un aggiornamento sulla scena indipendente. 

Alan Ford: il più amato dagli slavi

Alan FordSegnalo questo articolo/invervista da UBCFumetti su come Alan Ford ha conquistato l'immaginario dei jugoslavi: Leggi qui
Oppure quest'altro che dice: <<...Aleksandar Zograf regala una preziosa testimonianza che vede Alan Ford nei Balcani come opera popolare per eccellenza, che si è inserita come icona in un tessuto sociale non attentissimo al fumetto e che ancora oggi viene seguita poiché parte di un momento di cultura storica. Vicina la visione di Goffredo Fofi, che inquadra Alan Ford come “un esempio tra i migliori di quel quasi estremo anelito di “resistenza” alla massificazione, americanizzazione, globalizzazione, da parte di un “basso” ancora non domato, ancora recalcitrante.” >>

Makavejev

MakavejevFinalmente mi sono deciso di vedere qualcosa di Dusan Makavejev, straordinario regista jugoslavo, dissidente, beffardo, critico del real-socialismo (da sinistra), autore di un film biografico su Wilhelm Reich. Ho deciso di partire in ordine cronologico, vedendo "Covijek nije tica" (L'uomo non è un uccello) del 1965, un dramma sentimentale ambientato in una devastante cittadina metallurgica. Girato a Bor in Serbia, effettivamente un centro minerario importante tutt'oggi. Ovviamente la trama è un pretesto per dare uno sguardo critico sull'industrializzazione forzata della jugoslavia socialista, sulla condizione degli operai e sui mutamenti antropologici di una società rurale diventata industriale in pochi decenni. 
Per gli amanti del neorealismo novecentesco, ma anche per tutti quelli che si sono limitati a vedere Kusturica, che da solo non può rappresentare il cinema jugoslavo.

Z* Balkans

Z BalkansMolti di voi conosceranno Z magazine, una delle più note riviste della sinistra libertaria statunitense, che ha tra i propri fondatori Noam Chomsky e Howard Zinn. Negli ultimi anni questo progetto, che fornisce gli strumenti teorici a disposizione dei movimenti è cresciuto, e ha molte affiliazioni in giro per il mondo. L'estate scorsa è nata anche Z Balkans, fondata dalla rete di attivisti "Freedom Fight", nata in Serbia ma con l'obiettivo di assumere una dimensione post-jugoslava. Affiliazione balcanica di Z Magazine è al secondo numero e oltre ad essere distribuita per corrispondenza esce anche nelle edicole di alcune delle principali città serbe (Belgrado, Novi Sad, Nis), ma presto si troverà anche in Croazia. Un fatto quasi inedito, forse il primo organo di stampa dell'area che rispecchia il pensiero critico e l'agire dei movimenti alter-globalizzazione, cresciuti con non poche difficoltà nel limbo transitorio che ha investito la regione. In questo numero si parla prevalentemente degli aspetti economici: annullamento dei diritti sindacali in seguito alle privatizzazioni, Parecon, economia partecipativa in un'intervista con Micheal Albert, gli effetti dell'acquisizione di alcune industrie metallurgiche da parte di U.S. Steel, uno sguardo sulla situazione sociale in Slovenia in seguito all'entrata nell'UE e molto altro ancora. L'uscita di questa rivista ha suscitato la curiosità anche dei media ufficiali, ne hanno parlato niente meno che Politika e Glas Javnosti, stranamente proprio i giornali dell'ex regime sembrano quelli più attenti alla politica internazionale e ai movimenti. E' un importante passo in avanti per gli alterglobalisti post-jugoslavi, speriamo trovino le risorse necessarie per portare avanti il progetto a lungo termine.

 

*Z Magazine prende nome dall'ominimo film di Costa Gavras del 1969, tradotto in italia "L'orgia del potere", sull'instaurazione della dittatura dei Colonnelli in Grecia, per il quale vinse l'oscar per miglior film straniero.  

Pavia: odissea rom e manifestazione

Con l'odissea dei rom a Pavia, un'altra giunta del centro-sinistra ha battuto il record di idiozia. Oltre alla malafede, al dilagante securitarismo e  al velato razzismo, la sindaca Capitelli e la sua giunta hanno dimostrato anche una totale incapacità, sia politica che amministrativa, con lo sgombero di più di 100 rom da un’area abbandonata e con ciò che ne è seguito. Dopo alcuni giorni di limbo, sono stati sbattuti quasi di nascosto nelle cascine abbandonate dei paesini decadenti intorno allo straricco capoluogo, trovandosi inseguiti dai paesani in preda a violenti rigurgiti xenofobi, con tentativi di linciaggio  al grido di “Camere a gas! Noi siamo gente civile…” (SIC!). Un clima putrido in cui non potevano non sguazzarci i partitini nazi-fascisti oltre ai soliti forcaioli della Lega, guadagnando magari anche una manciata di voti tra i mentecatti.  Nel degenero più totale, è toccato al csa Barattolo e a qualche associazione occuparsi della sussistenza di queste persone, mentre la Giunta ha pensato bene di stanziare qualche centinaio di euro a famiglia per comprarsi i biglietti, sperando di rispedirli il più lontano possibile, dall’altra parte dell’UE, quella di serie B, in Romania. E come se non bastasse pare che quei soldi li abbia messi il proprietario dell’ex SNIA, lo stabilimento chimico da dove sono stati sgomberati un mesetto fa, che ovviamente diventerà un’area residenziale. Questo è soltanto un sunto di ciò che è successo a Pavia in questo mese, che senz’altro meriterebbe un dossier, di cui alcuni pavesi stanno già discutendo. Riporto qui di seguito l’appello per la manifestazione. (Continua)