Goli Otok
Goli Otok (Isola Calva o nuda letteralmente) era un nome che incuteva terrore, un nome che veniva pronunciato a voce bassa - per spaventare o distogliere qualcuno dai pensieri "proibiti". Un campo di prigionia da dove sono passati circa 30.000 appartenenti al Partito Comunista Jugoslavo dal 1949 al 1956 - ovvero dalla rottura con Stalin e le conseguenti minacce di invasione fino alla "distensione" sotto Kruscev. Un lagher simile ai gulag sovietici o ai campi di rieducazione cinesi. Il 10% dei detenuti è morto sull'isola, maggior parte uccisi per mano dei propri compagni. Nella sua struttura Goli Otok si distingueva dai gulag perchè funzionava sul principio di perpetuum mobile, ogni tipo di solidarietà tra i prigionieri era spezzata fin dall'ingresso, mentre la funzione del lagher era quella di formare spie, prima costringendoli a tradire i compagni e poi usandoli come informatori in cambio di una libertà vigilata. Il tutto ovviamente aveva come obiettivo quello di "far aprire gli occhi ai compagni che sbagliano" e aiutarli ad essere riportati sulla rette via. Non mi soffermerò sui dettagli abberranti, sul terrorismo psicologico, le torture, i capò "ustascia", eroi della resistenza torturati...Sembra che non ci sia stato nel mondo che non abbia avuto un campo di concentramento per i prigionieri politici nel corso del novecento, compreso il Bel Paese con i suoi carceri speciali (dove, seppure in proporzioni minori, non sono mancate torture, utilizzo di aguzzini mafiosi ed altri sistemi totalitari), occultati dalla storia ufficiale, e riportati alla luce solo in alcuni ambiti ben precisi. Quella che segue è la traduzione di uno dei scritti introduttivi al romanzo "Le Hawaii di Tito" di Rade Panic, ad opera dell'autore stesso, un medico jugoslavo reo di aver dubitato del modello socialista che si stava instaurando. Potete leggere gli articoli e la biografia sul suo sito "Tito's Hawaii".
"Prvi Maj"
Primo Maggio - paraurti delle macchine decorati con i fiori - molti garofani rossi, musica folk, città vuote - tutti in gita fuori porta, grigliate nei prati e immancabile pioggia, fallò, a volte fatti con i pneumatici dei camion, soprattutto nei quartieri popolari, puzza di fumo e gomma bruciata. Le anguste Zastava, Lada, Trabant, Warburg traboccanti di famiglie allargate. Più tardi cominciavano a vedersi qualche Mercedes, Ford o BMW dello zio che è andato a lavorare in Germania grazie all'accordo tra Tito e Willy Brandt. Agnello allo spiedo, birra (Niksicko, Sarajevsko, Zlatorog, Jelen, Karlovacko...), mangiate pantagrueliche, i bambini che giocano a "partigiani e tedeschi" - ovviamente nessuno vuole fare il tedesco e lo si fà fare a quelli più sfigati. I sindacalisti e politici parlano in televisione di grandi conquiste, di progressi strabilianti in agricoltura, metallurgia, vengono premiati i Stakanov della situazione, tutto in contrasto con l'ozio generale del Primo Maggio. Gli slogan e gli striscioni. E poi la parata militare tra le larghe vie di Belgrado: cari armati, missili, aerei, ufficiali in tiro, il Maresciallo che scruta dall'alto, tutto in diretta televisiva; il comentatore spiega le caratteristiche di ogni reparto, di ogni armamento. Il Nemico non dorme mai e non bisogna abbassare la guardia. E' la festa di tutte le feste. Dopo i militari arrivano le organizzazioni sindacali, i collettivi dei lavoratori, le associazioni giovanali, e poi il movimento delle donne AFZ (prima che lo sciogliessero), seguivano i contadini e gruppi di folklore appartenenti ad ogni reppubblica ad ogni etnia con i propri vestiti tipici, la colonna sonora era "Od Vardara pa do Triglava"; Unità e Fratellanza; e poi i pionieri, i pionieri di Tito - il futuro della Jugoslavija, il futuro del socialismo (...)